Con 118 voti il Senato ha eletto il sociologo e mediologo Mario Morcellini nuovo commissario dell’Agcom, l’Autorità Garante per le Comunicazioni.

Un tempo le avremmo chiamate “lottizzazioni”. Il giro di rinnovi, rotazione e nuove nomine che coinvolge i vertici di aziende e agenzie di Stato non è ancora cominciato. Ma già qualcosa si muove tra le poltrone che contano. O che scottano. In queste ore il Senato è stato convocato per una di queste votazioni. L’occasione: una poltrona lasciata vacante dalla scomparsa, lo scorso novembre, di Antonio Prieto, uno dei quattro commissari dell’Agcom.

Erano tre i candidati a contendersi la nomina: Furio Sarzana, Vito di Marco e Mario Morcellini. A spuntarla dopo la conta è stato proprio quest’ultimo, con il risultato di 43-45-118. Consigliere alla Comunicazione presso l’Università La Sapienza di Roma, ex direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale e preside dell’ex Facoltà di Scienze della Comunicazione, Morcellini è un affermato sociologo e mediologo, l’ideatore dei corsi di laurea italiani in Scienze della Comunicazione. L’ateneo ha commentato la nomina con un comunicato in cui si legge: “La sua nomina rappresenta per l’Ateneo e per l’intera comunità nazionale degli studiosi e dei ricercatori nel campo dei media e delle tecnologie il riconoscimento del contributo scientifico e delle competenze fornite al mondo della Comunicazione e delle Scienze sociali”.

Forza Italia puntava a “blindare” Agcom in vista delle indagini sulla scalata ostile di Vivendi a Mediaset. Photo credit: More pictures and videos: connect@epp.eu via Foter.com / CC BY

Il Partito Democratico riesce perciò a collocare un proprio candidato in una posizione molto ambita da Forza Italia. Il partito di Silvio Berlusconi aveva infatti puntato tutto su Vito di Marco, vicino a Paolo Romani, per “blindare” l’Authority in vista delle indagini sulla scalata portata da Vivendi ai danni di Mediaset. Agcom ha infatti messo sotto la propria lente in gruppo francese, già azionista di Telecom, per valutare se la presenza in Mediaset non violi i limiti del sistema integrato delle comunicazioni.

di Andrea SEVERINA

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