Nessuna violazione dei diritti umani. La Corte d’appello ha respinto il ricorso presentato da Breivik, l’autore della strage di Oslo e Utoya del 2011.

In una mattina d’estate norvegese di sei anni fa, Oslo piombava nell’incubo di un attentato terroristico. Un’esplosione nel centro della capitale faceva 8 vittime al palazzo del governo. Poco dopo la nazione apprendeva costernata di una strage presso la vicina isola di Utoya. La lucida follia di un solo uomo aveva mietuto oltre settanta vittime al raduno estivo dei giovani del Partito Laburista (allora alla guida del Paese). Sono passati ormai sei anni da quel 22 luglio 2011. Andres Behring Breivik li ha passati in isolamento nel carcere di massima sicurezza di Skien.

Anders Breivik. Photo credit: Oslo politidistrikt via Foter.com / CC BY-ND

Proprio le condizioni di detenzione di Breivik sono state al centro di una causa intentata dai suoi legali contro lo stato norvegese. Una causa persa oggi di fronte alla Corte d’Appello di Borgarting. Gli avvocati chiedevano che il loro assistito non fosse sottoposto a stretto isolamento. Condizione che “distruggerebbe la sua psiche” e “non garantirebbe il diritto alla vita privata”. Il procuratore Fredrik Sejersted ha tuttavia richiamato l’attenzione sul regime di “detenuto Vip” di cui ha potuto godere sinora. Niente internet, niente contatti e corrispondenza controllata, ma tre stanze a disposizione per letto, cucina, lettura, lavoro ed esercizi fisici. Inoltre la misura è stata giustificata dalle autorità penitenziarie con la pericolosità del soggetto e con le esigenze di protezione dalle minacce di morte pervenute dagli altri detenuti.

Breivik, dichiaratosi “adoratore di Odino e difensore della razza bianca e cristiana contro la società multiculturale e la minaccia islamica”, non ha mai mostrato segni di pentimento. Al contrario, ha continuato ad esibirsi in saluti hitleriani e ha tentato di stabilire contatti con gruppi di estrema destra in tutto il mondo. Sconterà almeno 21 anni di carcere, commutabili in ergastolo qualora fosse giudicato un irrecuperabile pericolo per la società.

di Andrea SEVERINA

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