E’ di pochi giorni fa la notizia della riconquista di Palmira, dopo mesi di distruzione ad opera dell’Isis. Perché tutto ciò è stato fatto, e quali sono le prospettive di rinascita

Dopo settimane di combattimenti domenica 27 marzo l’esercito siriano ha ripreso il completo controllo su Palmira, con la collaborazione dell’aviazione russa. La notizia è stata accolta trionfalmente in tutto l’Occidente. Innanzitutto si festeggia un momento cruciale nella guerra contro il sedicente Stato Islamico, perché la città siriana rappresenta il punto di collegamento tra l’ovest e l’est del Paese, e il suo controllo è fondamentale dal punto di vista militare.

In secondo luogo, è stato fugato il timore di perdere per sempre il sito archeologico di Palmira. Dal momento del loro insediamento nell’area, nel maggio 2015, i combattenti dell’Isis hanno operato razzie e distruzione. Poiché le principali fonti che documentavano questa azione distruttrice erano i loro filmati, intrisi di messaggi oscuri e ideologici che prospettavano anche la completa distruzione di tutto il sito, fino a domenica in Occidente non c’era una chiara idea della reale entità dei fatti.

Perché l’Isis distrugge i monumenti

Poco chiari appaiono anche i motivi alla base di tale azione. Finora ne sono stati individuati due fondamentali. Un primo motivo, di natura economica, vedrebbe nella distruzione dei reperti un modo di renderli facilmente trasportabili e quindi commerciabili. Il ricavato della loro vendita sul mercato nero rappresenterebbe, insieme alla vendita di petrolio e al prezzo dei riscatti, la maggiore fonte di introito per l’Isis.

Un secondo motivo, probabilmente il principale, è di natura religiosa. Dichiarando nel 2014 la nascita del califfato, il gruppo di Al-Baghdadi ha messo in luce l’obiettivo del ritorno alla stessa società del VII sec. d.C., quella della nascita dell’Islam, per la cui affermazione Maometto e seguaci hanno anche compiuto azioni di distruzione di monumenti riconducibili ad altre tradizioni religiose. I miliziani dell’Isis ripercorrono oggi questa fase, e guardano anche ai monumenti antichi nonostante siano ormai privi di qualsiasi importanza religiosa. Prima di Palmira ad esempio ne ha fatto le spese Nimrod, città assira del nord dell’Iraq risalente al XIII sec. a.C., completamente rasa al suolo nel marzo 2015. 

La ricchezza di Palmira

Palmira gioca in questo contesto un ruolo chiave perché possiede testimonianze di varie epoche storiche, tutte anteriori alla nascita dell’Islam. La città, nota fin dal III millennio a.C., aveva una posizione commerciale strategica, rappresentando il punto d’incontro tra le principali civiltà della regione. A partire dal I sec. d.C. visse un periodo di prosperità crescente, dapprima come provincia romana e poi come città libera dalla fine del II sec. d.C., situata a cavallo tra gli unici veri e propri apparati statali dell’epoca: l’Impero Romano e l’Impero persiano dei Parti. La cultura, la religione e l’architettura della città furono fortemente influenzate da entrambe le civiltà, fino alla conquista araba nel VII sec. d.C.. Da quel momento la storia di Palmira è avvolta nell’ombra. Dopo la scoperta del sito archeologico nel XVIII sec. sono stati intrapresi lavori di scavo e restauro. Nel 1980 l’UNESCO ha riconosciuto a Palmira lo status di patrimonio dell’umanità (per approfondire la storia della città, clicca qui) 

Palmira oggi

Il 27 giugno 2015 sono state demolite alcune statue, tra cui quella del Leone di al-Lat, che dopo essere stata scoperta in pezzi nel 1977 e poi riassemblata, era stata posta all’entrata del museo archeologico di Palmira.

Photo credit: Mappo / Wikimedia Commons
Link: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Lion_in_the_garden_of_Palmyra_Archeological_Museum,_2010-04-21.jpg

Il 23 agosto è stato demolito il tempio di Baalshamin. L’edificio, iniziato nel II sec. a.C., era una delle più antiche testimonianze di tutta Palmira. Dedicato alla divinità canaanita Baalshamin, con la diffusione del Cristianesimo nel V sec. d.C. fu trasformato in una chiesa.

Photo credit: Bernard Gagnon / Wikimedia Commons
Link: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Temple_of_Baal-Shamin,_Palmyra.jpg

Photo credit: fotografo sconosciuto, probabilmente operante per l’Isis
Fonte: BBC News
Link: https://en.wikipedia.org/wiki/File:Destruction_of_the_Temple_of_Baalshamin.jpg

La stessa sorte è capitata pochi giorni dopo, il 30 agosto, al tempio di Bel, risalente al I sec. d.C., consacrato al dio mesopotamico Bel e considerato centro della vita religiosa dell’antica Palmira. L’entrata principale del tempio è rimasta intatta.


Photo credit: Bernard Gagnon / Wikimedia Commons
Link: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Temple_of_Bel,_Palmyra_02.jpg

Photo credit: Jerzy Strzelecki / Wikimedia Commons
Link: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Temple_of_baal19(js).jpg

In quegli stessi giorni sono state distrutte la torre funeraria di Elahbel e le tombe di Iamliku e Atenaten. Di ottobre è invece la notizia della parziale distruzione dell’Arco di Trionfo, da cui si sono salvate le colonne portanti (vedi anche questo articolo).

Il museo archeologico è stato quasi completamente depredato, probabilmente per alimentare il mercato nero dell’arte.

Oltre questi scempi, secondo le prime stime approssimative l’80% del sito è stato preservato. Anche il teatro romano, per cui si temeva il peggio, non è stato toccato dalla furia distruttrice dell’Isis. Le prospettive di restauro sono maggiori del previsto: Maamoun Abdelkarim, Direttore Generale siriano delle Antichità e dei Musei di Damasco, ha evocato la possibilità di ricostruzione dei principali monumenti – i due templi e l’Arco – tramite la tecnica dell’anastilosi.

A sostegno di questa immensa opera culturale sono subito nate alcune iniziative: il Direttore Generale UNESCO, Irina Bokova, ha lanciato la campagna Unite4Heritage, per creare un movimento globale per proteggere i patrimoni culturali situati in aree minacciate da estremisti, mentre ad agosto l’Institute for Digital Archeology (IDA), una joint venture tra le università di Harvard, Oxford e il Museo del Futuro di Dubai, ha intrapreso un progetto di registrazione digitale di tutti i siti minacciati dall’avanzata dell’Isis.

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Matteo Gervasi

Matteo Gervasi

Laureando in giurisprudenza all'Università di Torino.
Mi occupo di sport, internazionalità e cultura.
Credo molto nel dialogo e nel confronto, essenziali per raggiungere trasparenza e obiettività, nella vita quotidiana così come nel mondo dell'informazione.