Dalle situazioni più disperate, a volte, possono nascere idee originali e nuove, in grado di spazzare via – almeno in parte – le difficoltà quotidiane. Anna Buganè si inserisce a pieno titolo in questo gruppo: infatti nel suo blog Cucina Precaria cerca di proporre ricette originali e a buon mercato, adatte ai tempi e alle tasche di ogni persona. Le ho rivolto qualche domanda per capire cosa l’ha spinta a creare un blog di questo tipo e quali sono le tattiche giuste per emergere nella giungla del web.

 

Il blog a cui lei ha dato vita parla di cucina con un occhio di riguardo al portafoglio. Come è nata l’idea di analizzare il mondo del “gusto” sotto quest’ottica?

Credo che l’idea di cucina precaria sia nata con me, come qualcosa di innato, e che le esperienze della vita non abbiano fatto altro che farla crescere.

Non è possibile circoscriverla a un momento preciso, non è stata un’illuminazione rivelatrice, è stata il frutto di un percorso che forse è cominciato all’asilo, dove ricordo che la maestra ci ha insegnato l’importanza di non sprecare neanche un chicco di riso.

Questo concetto è stato espresso allo stesso modo dalla mia famiglia, dove il cibo ha sempre avuto un valore importante – mamma e nonna sono ottime cuoche – sia a livello nutrizionale, ma anche e soprattutto di condivisione e comunione.

Con queste premesse non potevo fare altro che raccontare la mia cucina, quella di tutti i giorni: una cucina semplice, ma attenta al budget, che però tenta di non accantonare la qualità.

Voglio raccontare la precarietà da un punto di vista alimentare – l’aspetto gaudente – ma anche in modo creativo, attento cioè alle dinamiche che una condizione lavorativa non favorevole comporta. Una precarietà che sia di stimolo per reinventarsi ogni giorno, nel piatto e nella vita.

Come si può mangiare in modo gustoso e sano avendo a disposizione un budget limitato?

Cercare di capire come coniugare qualità e quantità non è semplice, ci provo tutti i giorni, sperimento. In questo senso non mi sento di avere nulla da insegnare agli altri, mi piace mettere in condivisione quella che è la mia esperienza quotidiana. Posso dire che è di primaria importanza essere certosini e non frettolosi nel fare la spesa: bisogna ragionare e scegliere alimenti che più di altri abbiano una buona “resa”, ad esempio tutti i “cicchetti” come riso, farro, orzo, legumi e altri.

Ultimamente preferisco fare la spesa al mercato, sia per frutta e verdura ma anche per il resto. Il supermercato è la base per ormai poche cose e questa scelta sta premiando le tasche. Ho i miei banchetti di fiducia, ogni tanto ci scappa qualche sconto e andando all’ultimo momento riesco a strappare un buon prezzo su quello che è rimasto.

Non ho ancora trovato formule magiche, ma la chiave di volta per spendere meno è sicuramente dedicare più tempo alla cucina anche se siamo costantemente di corsa. Può sembrare un’eresia o una richiesta complessa, difficile da incastrare in ritmi veloci, per questo motivo scelgo di pubblicare ricette alla portata di tutti, sia a livello economico che di capacità. Non voglio però ridurre la cucina ai minimi termini perché nutrirsi è il primo atto di cura che compiamo verso noi stessi, non si può ridurre l’alimentazione a un gesto meccanico.

Basta ricordarsi che gli ingredienti semplici e di recupero danno vita ai piatti migliori; con qualche accorgimento nella presentazione anche una semplice insalata di farro può diventare una gioia per occhi, palato e salute.

Quali sono le soddisfazioni che riceve dal suo blog? I suoi seguaci sono entusiasti di questa “cucina precaria”?

Intanto la soddisfazione personale, grazie ad un’inaspettata costanza – sono di natura poco incline all’impegno “continuativo” – di essere riuscita a concretizzare il progetto del blog e portarlo avanti giorno per giorno.

Le altre gratificazioni arrivano direttamente dalle persone che leggono, commentano e condividono con me questo percorso: mi rende felice sapere che qualcuno ha provato una mia ricetta, che ha apportato correzioni e che abbia piacere di comunicarmelo. Mi piace pensare che ci siano persone che leggono e magari si ritrovano in qualche pensiero, in qualche emozione: ecco la sensazione di essere compresa, di coinvolgere altre persone in qualcosa di condiviso mi riempie di gioia!

Ancora più bello è quando qualche progetto nato dal blog esce dal virtuale e si materializza in qualcosa di reale, quando le persone on-line diventano carne ed ossa: il successo più grande, a questo proposito, è organizzare delle giornate culinarie dedicate alla pasta fresca e alle conserve e altre preparazioni che diventino momento di ritrovo e scambio dedicati al cibo, dove lo stesso diventa mezzo di comunicazione.

Che cosa le hanno trasmesso le sue origini piemontesi?

Più di ogni altra cosa il piacere del buon cibo. Vivo ad Alba, nelle Langhe, dove siamo abituati a mangiare e bere bene, i prodotti sono di qualità e la cucina piemontese (come quella di tutte le regioni italiane) è ricchissima di piatti del riciclo, che a mio avviso sono i più affascinanti.

In realtà poi in quello che preparo c’è un po’ di tutto: Piemonte, Emilia e Liguria che sono le regioni di origine della mia famiglia.

Oggi giorno il web è colmo di blog di cucina. Quale può essere l’idea intelligente e originale per distinguersi dalla massa?

Ottima domanda, ignoro la risposta purtroppo!

Il mondo del web è vasto, ci sono risposte per qualsiasi domanda, sembra che ormai ogni contenuto sia superfluo, ed in parte è vero, ma anche il mondo è pieno di persone che hanno tanto da dire, e la questione incoraggiante è che c’è spazio per tutti. Mi piace credere di poter fare ed essere IO la differenza rispetto ad altri.

Cerco di essere il più possibile fedele e coerente a me stessa, ho scelto una linea per il mio blog e tento di seguirla. Nella mia testa vive un lettore immaginario, un precario, al quale mi sto rivolgendo, cerco di parlare proprio a lui e vedere se riusciamo a capirci.

Penso al mio precario immaginario e cerco di intuire che cosa vorrebbe leggere: una ricetta facile e veloce che gli faccia fare bella figura con poco ma buono, un modo alternativo per pulire, dimostrargli che anche in una cassetta può nascere un pomodoro, accogliere quale sfogo e molto altro.

Il cibo è un mezzo e non il fine del mio blog, è un veicolo per poter parlare anche di autoproduzione, sogni di orti urbani e una piccola rubrica, “Precari si nasce”, per raccontare storie di precarietà ordinariamente straordinaria.(alla quale invito tutti a partecipare).

Vorrei che Cucina Precaria diventasse un posto dove racconto la mia storia e dove gli altri si possano raccontare, sono una segretaria per metà giornata e poi scappo ai fornelli, altri lavorano in ufficio e disegnano tutto il giorno, c’è chi si inventa un modo nuovo per stare al mondo vorrei raccogliere tutto questi stimoli.

Per curiosità: ha un quartier generale dove sperimenta queste ricette oppure lavora presso qualche ristorante?

Per ora il mio quartier generale è la mia testa, la mia casa e le cucine dove mi organizzo per andare a cucinare, quindi se volete avere un po’ di Cucina Precaria a casa vostra, chiamatemi!

Ci saluti confidandoci la sua ricetta preferita.

Non c’è una ricetta in particolare, ma l’altro giorno sono rimasta folgorata da questa.

Ringrazio Anna Bugané per la sua disponibilità.

Articolo di Alessandra Coppo

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