La missione Exomars sta entrando nel vivo grazie alle immagini della superficie del pianeta rosso inviate dalla camera ad alta risoluzione CaSSIS a bordo dell’orbiter TGO

Cartoline da Marte

Di ExoMars, l’ambiziosa missione di esplorazione di Marte frutto della collaborazione tra ESA (European Space Agency) e Roscosmos (ente spaziale russo), i media hanno parlato a lungo in questi mesi. Ha fatto grande scalpore in particolare la notizia  del  fallito atterraggio di Schiaparelli nell’Ottobre di quest’anno. Non tutti sanno però che la distruzione del lander, sebbene abbia rappresentato un duro colpo dal momento che gli ha impedito di espletare il suo iniziale compito di dimostratore tecnologico per l’ingresso in atmosfera e l’atterraggio su Marte, non ha compromesso la missione nel suo insieme. La missione comprendeva infatti anche il TGO (Trace Gas Orbiter), un sistema costituito da quattro strumenti il cui scopo era quello di analizzare i gas atmosferici e mappare le loro fonti. Attualmente questo orbiter si trova su un’orbita molto ellittica (100000 chilometri dal pianeta nel punto più lontano e 240 chilometri in quello più vicino ) e qualche giorno fa uno dei suoi strumenti di bordo ha cominciato a fornire i primi, interessantissimi, risultati. CaSSIS (Colour and Stereo Surface Imagining System), una fotocamera a colori stereo ad alta risoluzione, ha infatti cominciato ad inviare le prime immagini della superficie del pianeta rosso. Sebbene il passaggio a distanza ravvicinata avvenga a velocità estremamente elevata, ciò non ha impedito a CaSSIS di osservare la regione di Hebes Chasma con una risoluzione di 2.8 metri per pixel riuscendo ad ottenere immagini stereo. Scorci marziani che, a detta di Nick Thomas, direttore del dipartimento di fisica dell’università di Berna e principal investigator dello strumento «Sono veramente spettacolari».

logo utilizzato a scopo informativo

Le immagini catturate da CaSSIS vengono elaborate in tempo quasi reale dai ricercatori a Berna e Padova permettendo loro di ottenere modelli 3D utilizzando  un software appositamente pensato e sviluppato per questo scopo. La prima ricostruzione portata a termine è stata quella di una cresta nella regione di Noctis Labyrinthus con una risoluzione in altezza inferiore ai 6 metri. Un inizio decisamente promettente ma i margini per migliorare questi risultati ci sono e i lavori sono già cominciati. Alcuni parametri come il tempo di esposizione per il filtro pancromatico saranno infatti ritoccati per produrre risultati ancora più soddisfacenti. Lo stesso  sviluppo del software per la generazione delle immagini 3D, grazie ai finanziamenti dell’ ASI , è ancora in  fase di perfezionamento. In tutto questo un ruolo decisivo è stato giocato dall’Italia. CaSSIS infatti nasce in Italia ed è frutto della collaborazione tra Agenzia Spaziale Italiana, INAF, partner internazionali e aziende italiane come Leonardo-Finmeccanica. Un team di altissimo livello che ha prodotto sistemi di assoluta eccellenza che, a detta di Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia Spaziale Italian,«ci avvicinano sempre di più a Marte, la destinazione più importante dell’esplorazione robotica e umana».

Storia e futuro di ExoMars

Come accennato, ExoMars non si riduce all’atterraggio fallito di Schiaparelli ma è un programma estremamente vasto che è solo all’inizio. Nella fattispecie si tratta di un progetto articolato in due fasi, entrambe col comune scopo di cercare biotracce su Marte. La prima missione, partita dal cosmodromo di Bajkonur con un vettore Proton-M il 14 Marzo 2016, era costituita dal TGO e dal lander Schiaparelli ed è attualmente operativa.

Photo credit sonda_mars: DLR_de via Foter.com / CC BY

La seconda, che partirà dal medesimo sito nel 2020, sarà costituita da un modulo di atterraggio, costruito per gran parte dalla compagnia russa Lavočkin, che porterà sulla superficie del pianeta un rover ESA. La scelta del sito di atterraggio è uno dei compiti del TGO che, monitorando  varie zone del pianeta, darà agli scienziati diversi candidati. Attualmente i quattro con maggiori potenzialità al vaglio degli studiosi sono la Mawrth Vallis, l’Oxia Planum, l’Hypanis Vallis e l’Aram Dorsum,  tutti situati nella zona equatoriale, geologicamente antichi e recanti segni di una passata presenza di acqua liquida.

Il rover, alimentato da celle fotovoltaiche e capace di muoversi autonomamente sulla superficie, dovrà effettuare analisi geologiche e biochimiche al fine di caratterizzare la formazione delle rocce in prossimità della superficie e cercare tracce di vita presente o passata. I dati ottenuti sulla superficie verranno quindi trasmessi alla Terra due volte per sol attraverso il TGO. La durata prevista di quella missione è di non meno sette mesi, spostandosi di almeno 70 metri per sol (giorno solare medio su Marte) e raccogliendo un minimo di 17 campioni di roccia.

Si tratta quindi di un programma estremamente complesso dove l’Unione Europea, ponendosi sulla scia di Russia e Stati Uniti che dal dopoguerra a oggi hanno condotto svariate missioni su Marte , punta a ritagliarsi un ruolo da protagonista nell’esplorazione di questo pianeta.

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Marco Borghetto

Marco Borghetto

Classe 1991, sono laureato in Ingegneria Aerospaziale al Politecnico di Torino nell'indirizzo Aeromeccanica e Sistemi.