Novak Djokovic soffre, rialza la testa e poi domina per conquistare il suo unico Slam mancante, il Roland Garros. Dopo più di 3 ore vince 3-6; 6-1; 6-2; 6-4 sul n.2 Andy Murray

Può sembrare incredibile, ma all’extraterrestre Novak Djokovic mancava ancora un trofeo importante, il Roland Garros di Parigi. Nonostante il serbo a partire dal 2011 abbia dominato la scena, la terra rossa francese rappresentava fino a oggi una chimera. Le 3 finali perse (2012 e 2014 contro Nadal, 2015 contro Wawrinka) rendevano la partita di oggi particolarmente carica di motivazioni e tensione. Il fatto che fosse uno Slam, quindi una tappa inevitabile per iscrivere il proprio nome tra gli immortali del tennis, ha fatto il resto.

Di fronte, manco a dirlo, l’amico Andy Murray. Lo scozzese, dopo aver eliminato tra gli altri Gasquet e il campione in carica Wawrinka, si è rivelato ancora una volta il suo rivale più competitivo e assetato di risultati. Dopo la finale di Madrid, vinta da Djokovic, e quella di Roma, conquistata da Murray, oggi a Parigi c’era la bella.

La partita

Le prime battute confermano le aspettative della vigilia, con diversi errori da entrambe le parti che palesano la tensione latente nell’aria. Murray è più determinato, e dopo aver concesso un game in battuta, allunga sul 4-1 a proprio favore. La partita si stabilizza, ma lo scozzese è troppo avanti col punteggio. Djokovic se ne accorge, e non mancano le scene di nervosismo né le discussioni col giudice di gara, che allungano i tempi del game conclusivo mettendo a dura prova i nervi di Murray, che però pazienta e si porta a casa il set: 6-3 dopo tre quarti d’ora.

La partita, dal pronostico leggermente sbilanciato a favore di Djokovic, sembra ora aperta a qualsiasi risultato. Ma in realtà l’inizio accelerato di Murray sveglia il gigante addormentato. Pronti via col secondo set, e si va sul 3-0 Djokovic. Continuano gli errori, ma il gioco del belgradese appare sempre più fluido e slacciato da gabbie mentali. Dal canto suo Murray incassa passivamente. La sua sembrerebbe quasi stanchezza, se non fosse che è passata un’oretta di gioco e che proviene da un primo set brillante. Il secondo set vola via in mezz’ora: 6-1 senza appello. Il terzo set è quello in cui inizia lo spettacolo. Dopo aver pareggiato i conti, Djokovic gioca a viso aperto e offre al pubblico colpi prelibati. Gli scambi sono più lunghi e stancanti, ma soltanto Murray sembra soffrirne, apparendo più in difficoltà dell’avversario nelle finalizzazioni e meno incisivo in battuta. La rimonta – soprattutto psicologica – del serbo sembra completata quando si arriva al 4-1 a suo favore. Inizia qui il game più lungo di tutta la gara. Djokovic si porta sul 40-15, ma a causa di alcune disattenzioni non riesce a chiudere. Murray riacciuffa il 40-40 e riprende fiducia. Dopo aver avuto 4 palle break, lo scozzese si arrende a un dritto e un ace di Nole, che guadagna il 5-1 e comincia a vedere la luce alla fine del tunnel parigino. Murray appare infatti più impotente, e la stanchezza che aveva cominciato a palesare si converte sempre più in sfiducia, che lo porta a diversi errori non forzati. Il set si conclude 6-2, e il quarto – e ultimo – set continua sulla stessa falsariga. Djokovic conquista velocemente due game e amministra. C’è ancora tempo per un sussulto di Murray, che sul 5-2 con un colpo di coda conquista due game di fila, rinviando il più possibile la gioia del rivale. L’ultimo infinito scambio si conclude con un rovescio in rete dello scozzese. Djokovic, stremato, festeggia accasciandosi a terra. Ce l’ha fatta. Il Roland Garros è realtà.

 

Idemo Nole!

Questo successo fa sognare la Serbia. Novak Djokovic può continuare a perseguire il sogno del Grande Slam stagionale: dopo aver trionfato a Melbourne e Parigi, ora lo attendono Wimbledon – dove parte da favorito – e gli US Open. Per ora può festeggiare l’ingresso nel club di tennisti che hanno vinto almeno una volta tutti i Major. Non solo, ma il successo parigino rappresenta il 4° Slam consecutivo – anche se non nello stesso anno solare -, come riuscirono a fare soltanto Rod Laver, nel 1962 e nel 1969, e Don Budge, con 6 slam tra il 1937 e il 1938. Altri tempi: allora il tennis era uno sport d’élite. Oggi è uno dei più praticati e seguiti in tutto il mondo da milioni di tifosi. Tifosi che Djokovic non vuole smettere di stupire.

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Matteo Gervasi

Matteo Gervasi

Laureando in giurisprudenza all'Università di Torino.
Mi occupo di sport, internazionalità e cultura.
Credo molto nel dialogo e nel confronto, essenziali per raggiungere trasparenza e obiettività, nella vita quotidiana così come nel mondo dell'informazione.