“Animali fantastici e dove trovarli”, ora nelle sale, ci riporta al mondo di Harry Potter. Senza Harry Potter.

Seduta sulla comoda poltrona blu di un multisala, mentre le pubblicità imbarazzanti dei cinepanettoni scorrevano sullo schermo, chi scrive non riponeva grandi speranze in questo primo Animali fantastici e dove trovarli. Sarà per la ancora bruciante débâcle del ritorno di “Una mamma per amica”, sarà per la cinica impressione che l’intera idea non fosse altro che un tentativo di tirare per le lunghe la vita di una gallina dalle uova d’oro, un ritorno a casa fatto di amarezza e improperi era già stato messo in conto. Ebbene, ogni tanto è bello avere torto.

J.K. Rowling © Wikipedia.com CC

La giusta distanza

Animali fantastici e dove trovarli, scritto da J.K. Rowling e diretto da David Yates (già regista del quinto, sesto, settimo e ottavo film della saga di Harry Potter), non si limita a rendere felice la generazione potteriana ma si pone come ottimo film sotto molteplici aspetti. È ben girato, ben recitato, ben strutturato. Soprattutto, riesce a risolvere in modo naturale quello che dev’essere stato uno dei grandi dilemmi della squadra che l’ha creato: a che distanza porsi dalla storia regina, la saga di Harry Potter? Meglio mantenere un legame forte e rischiare di deludere i fan, non riuscendo a replicare la stessa atmosfera degli otto film della saga, oppure meglio recidere il cordone ombelicale e battere una nuova strada, seguendo nuove direzioni nell’enorme universo creato da J.K. Rowling?

La scelta sembra essere ricaduta sulla seconda opzione, ma senza creare un divario tale da alienare la generazione di lettori e spettatori cresciuta con questo mondo magico. Gli accenni e i legami ci sono, la vicenda di Leta Lestrange ne è un esempio lampante. E non potrebbe essere altrimenti, dato che la pellicola segue le avventure di Newt Scamander (Eddie Redmayne), autore fittizio di Gli animali fantastici e dove trovarli, libro di testo utilizzato ad Hogwarts (e pubblicato da Rowling come piccolo volume), e che vede la presenza di Gellert Grindelwald, mago oscuro sconfitto da Albus Silente nel 1945 (e per questo messo in relazione da alcuni ad Adolf Hitler).
Il film approfitta delle pressoché infinite possibilità date dall’universo creato da J.K. Rowling: gli avvenimenti storici del mondo magico ai quali viene dedicato spazio nei sette libri della saga sono così numerosi e palpabilmente reali, la vita quotidiana e la società dei maghi sono così ben descritte, che le possibilità di sviluppare nuovi racconti e nuove narrazioni dagli spunti della saga iniziale sono sbalorditive. Animali fantastici gioca su questo, e riesce a mantenersi in perfetto equilibrio, risultando una entusiasmante re-immersione in un mondo già conosciuto, che però viene declinato in modo nuovo: non c’è più la confortevole sicurezza di Hogwarts, né i personaggi che ormai tutti conosciamo; al loro posto l’America, la movimentatissima New York, atmosfere, ambienti, ritmi e personaggi diversi. Eppure è sempre lo stesso universo, sono sempre gli stessi incantesimi, e il risultato è piacevole: ci si sente a casa, ci si sente come se Hogwarts non fosse poi così lontana. E la colonna sonora sembra ricalcare lo stesso percorso: gli accenni alla celeberrima Hedwig’s Theme ci sono, ma non sono troppi. E va bene così.

Photo credit: gdcgraphics via Foter.com / CC BY-SA

Il rapporto tra maghi e babbani

Uno degli aspetti più interessanti del film è la possibilità di esplorare maggiormente le relazioni pratiche tra Babbani (o “No-mag”, come vengono definiti negli Stati Uniti) e maghi. L’elemento era già presente nei libri e nei film di Harry Potter, basti pensare alla vicenda dell’auto dei Weasley guidata da Ron e Harry e avvistata da numerosi Babbani, o ai colloqui tra il primo ministro magico e il primo ministro Babbano, o ovviamente ai Dursley, ma il punto di vista preso in analisi era quasi sempre rimasto quello del mago. Mai come in Animali fantastici i Babbani assumono un ruolo di rilievo. Sin dai primi minuti del film veniamo a conoscenza della caccia alle streghe che sta prendendo piede a New York, un aspetto che getta ulteriore oscurità sull’intera vicenda. Inoltre, è proprio un Babbano, Jacob Kowalski, a rivestire un ruolo importante nelle avventure di Newt: lo vediamo manifestare non odio o paura ma piuttosto una vivace curiosità nei confronti del mondo magico, lo vediamo innamorarsi di Queenie Goldstein e separarsene poi a malincuore (la legislazione magica statunitense, gestita dal Magico Congresso degli Stati Uniti d’America, il MACUSA, vieta le relazioni miste tra maghi e Babbani). Il contrasto tra un mondo magico diviso al suo interno (meglio continuare a nascondersi dai Babbani o rivelarsi e combatterli per ottenere il potere? È una domanda che suona familiare ai lettori della saga) e un mondo Babbano sospettoso e a tratti violento dona al film un’atmosfera cupa e ansiogena, che ben si inserisce nell’enclave temporale tra le due Guerre Mondiali. Al tutto si aggiungono i dettagli curati degli abiti e degli ambienti, che danno risalto all’ambientazione, gli Anni Venti.

In conclusione, Animali fantastici e dove trovarli raggiunge un livello decisamente superiore alle aspettative e fa ben sperare per i prossimi episodi dello spin-off. E, cosa ben più importante, apre nuovamente le porte dei luoghi magici che hanno segnato e continuano a segnare un’intera generazione.

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Martina Terrazzano

Martina Terrazzano

Studentessa presso la facoltà di Lingue e letterature straniere della Statale di Milano. Attualmente in Erasmus a Uppsala (Svezia).