Sergio Marchionne, Amministratore Delegato di FCA, annuncia un miliardo di investimenti negli USA entro il 2020. E incassa i ringraziamenti di Trump.

Un Sergio Marchionne a tutto campo quello della vigilia del Salone dell’auto di Detroit. L’Amministratore Delegato di FCA ha salutato il 2017 all’insegna dei grandi annunci. Tra quelli che hanno attirato di più l’attenzione degli esperti del settore rientra la decisione di investire negli Stati Uniti. Di qui al 2020, infatti, il gruppo investirà sostanziose risorse e creerà posti di lavoro. In particolare si tratterebbe di investimenti di un miliardo di dollari per la produzione di tre nuovi modelli firmati Jeep. A beneficiarne saranno gli stabilimenti di Toledo (Ohio) e Warren (Michigan), con conseguente creazione di 2.000 nuovi posti di lavoro.

Sergio Marchionne, Ad di FCA. Photo credit: SOCIALisBETTER via Foter.com / CC BY

Una boccata d’ossigeno per lo stagnante settore manifatturiero americano, da anni produttore cronico di disoccupazione. Una manna per chi, come Donald Trump, ha costruito la propria fortuna elettorale interpretando il disagio dell’aree depresse della “Rust Belt”. Il neo-presidente ha infatti prontamente “messo il cappello” a un successo ottenuto prima ancora di sedere nello Studio Ovale: in un tweet ha personalmente ringraziato FCA per la creazione di posti di lavoro. Marchionne incassa i complimenti e rilancia: “Il nostro è un atto dovuto al paese”. Mentre non esclude “grandi intese” con altre grandi case (leggi General Motors).

FCA si è affrettata a comunicare che la scelta era stata pianificata da tempo: “Non c’è nulla di insolito, è solo la continuazione di una riorganizzazione degli impianti”. Ma i maligni vedono in questa mossa la risposta alle pressioni del futuro inquilino della Casa Bianca, già protagonista di polemiche con altri big del settore. Pomo della discordia: la delocalizzazione della produzione a sud del Rio Grande. Ford, solo per fare l’esempio più eclatante, ha già rinunciato a investimenti in Messico sotto la minaccia dell’imposizione di pesanti dazi sull’importazione.

di Andrea SEVERINA

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