Civilization VI porta su nuove vette la celebre serie di strategici a turni di Sid Meyer e si afferma a mani basse come il capitolo più completo e appassionante già al lancio

Poco più di due mesi fa abbiamo avuto modo di parlare di Civilization VI in un’anteprima basata sulle informazioni diffuse da alcuni youtuber che avevano avuto modo di provarlo con largo anticipo. Oggi, finalmente, il titolo è arrivato sugli scaffali e, nonostante i rischi corsi  per le numerose meccaniche nuove introdotte, si è immediatamente rivelato essere uno dei migliori capitoli della saga targata Sid Meyer, sicuramente il più completo Civilization al momento del lancio.

Le novità nell’urbanistica

Come già accennato nell’anteprima, la meccanica più importante e rivoluzionaria che Firaxis Games ha deciso di implementare in Civilization VI concerne i cosiddetti “distretti”. In sostanza le città non consistono più di una sola casella piena di edifici, come è sempre accaduto in passato, ma si assiste ad una vera e propria decentralizzazione sul territorio, con caselle che vengono adibite a ruoli specifici, come, per esempio, alla produzione di Scienza o Fede. Edifici come il Santuario e il Tempio possono essere costruiti solamente se si possiede il distretto Luogo Santo e sono localizzati proprio sulla sua casella. Ciò comporta la creazione di veri e propri quartieri nei territori circostanti la città e la vista dall’alto da l’idea di una grande metropoli che cresce con il tempo. Dal momento che la maggior parte delle strutture si trova dislocata rispetto al centro cittadino, gli Specialisti vanno a trovare posto proprio in questi distretti una volta che essi contengono edifici, anche perché le risorse native della casella vengono permanentemente cancellate. Permanentemente? Ebbene si! Purtroppo al momento non è possibile spostare o distruggere un distretto una volta costruito, il che rende la pianificazione decisamente più stressante. Buona parte dei distretti, infatti, possiede dei bonus di prossimità, ovvero migliora la propria efficienza se si trova nei pressi di altre specifiche caselle. È, pertanto, di massima importanza vederci lungo e cercare di avere un’idea di come gestire gli spazi lungo tutta la partita, soprattutto se si considera che ora anche le meraviglie occupano una casella intera e hanno dei requisiti di terreno molto specifici. Non ci si è mai sentiti così stretti in una partita di Civilization, non esistono più gli sterminati campi di colture tipiche dei capitoli precedenti, ora una pianificazione attenta è tutto.

I distretti e le meraviglie in caselle a sé stanti creano dei quadretti molto piacevoli da guardare.

Ad alleggerire il carico di lavoro interviene una gestione automatica dei Cittadini decisamente più versatile e personalizzabile, pratica soprattutto nelle fasi più avanzate di una partita. Altra rivoluzione vede la scomparsa del sistema di Felicità Globale di Civilization V a favore di un sistema basato su Attrattiva e Abitazioni: alla prima corrisponde la felicità della popolazione, essa influenza attivamente la quantità di risorse generate dalla città ed è incrementabile mediante Risorse di lusso, distretti come il Quartiere dei Divertimenti e buoni rapporti con le Città-stato; la seconda indica la disponibilità residenziale della città e dipende dall’accesso a fonti di acqua e da alcune infrastrutture, come gli acquedotti e i sistemi fognari. Anche il modo con cui funzionano i Lavoratori, ora chiamati Costruttori, è mutato, in quanto essi adesso hanno solamente tre cariche che possono essere spese per potenziare caselle o svolgere riparazioni; strade e basi commerciali, in Civilization VI, vengono costruite in automatico dalle carovane lungo le rotte commerciali.

Scienza, cultura e religione

In Civilization VI vediamo la Cultura affiancarsi alla Scienza in termini di meccaniche. Le Politiche Sociali del capitolo precedente sono state sostituite da un albero dei Progressi Civici, del tutto simile all’albero delle Tecnologie, che dà accesso a nuovi edifici, Forme di Governo e carte delle Politiche. Le diverse Forme di Governo, infatti, oltre a fornire due bonus (di cui uno cumulativo nel tempo), mettono a disposizione una serie di slot adibiti alle Politiche ottenute dall’albero dei Progressi Civici, che appaiono sotto forma di carte colorate in base a quattro categorie: militari, economiche, diplomatiche e jolly. C’è davvero un’infinità di queste carte, ciascuna definita da un particolare bonus, anche se alla fine molte di esse sono fin troppo situazionali e tendono ad essere un po’ deboli rispetto a quelle con effetti più universali. Il progresso all’interno dei due alberi può, inoltre, essere accellerato mediante i cosiddetti Impulsi (chiamati rispettivamente Eureka! per l’ambito scientifico e Ispirazioni per quello civile), ovvero una sorta di sistema di achievement legato a ciascuna Tecnologia o Progresso Civico che conferisce, nel momento in cui viene raggiunto il relativo obiettivo, metà dei punti Scienza o Cultura richiesti per ricercarla/o. Per ottenere l’Eureka! della Tecnologia “Lavorazione del ferro”, per esempio, bisogna creare una miniera di ferro, e così via.

Come si può vedere in alto a sinistra, in Civilization VI è presente un progresso Tecnologico e una Civico.

Le religioni in Civilization VI funzionano in maniera piuttosto simile al predecessore, con la differenza che la presenza di un distretto dedicato alla fede esterno alla città comporta alcune piccole variazioni. La novità più grande riguarda la possibilità di cimentarsi in combattimenti fra figure religiose a suon di dibattiti teologici, che avvengono con un’animazione tanto ironica quanto pacchiana. Il Grande Profeta e gli altri Grandi Personaggi ora hanno delle abilità legate al persoanggio storico che viene loro attribuito e sono contesi fra tutte le civilità, il che introduce una linea di competitività anche in questo ambito. Turismo e diplomazia sono rimasti piuttosto invariati rispetto a Civilization V, ma non esiste più il Congresso Mondiale e al posto della Vittoria Diplomatica adesso c’è la Vittoria Religiosa, meno macchinosa e più divertente. La diplomazia purtroppo rimane uno dei punti deboli del brand: ci sono poche opzioni e l’IA in giocatore singolo si comporta spesso e volentieri in maniera davvero poco logica. Rivisitato, invece, il sistema di spionaggio, con la possibilità di assegnare ai propri Agenti missioni sulla base dei distretti della città in cui vengono infiltrati.

Civilization VI a ferro e fuoco

Civilization V aveva già rivoluzionato, a modo suo, il modo di combattere della serie, ma Civilization VI decide di spingersi oltre e modifica addirittura il sistema di movimento e di zona di controllo, con un gesto tanto piccolo quanto influente. Ora, infatti, non è più possibile spostarsi in una casella, che non sia adiacente a quella di partenza, se non si hanno sufficienti punti movimento per coprire il suo costo. Se si pensa che oltre a ciò attraversare i fiumi e salire su colline boscose costa ora tre punti movimento, ben si delinea un sistema di movimento molto meno libero di prima. Tutto questo comporta un notevole vantaggio per le unità da tiro, soprattutto se posizionate in altura o dietro un fiume, a discapito di una fanteria molto più impacciata e ad una cavalleria che vede un ruolo chiave nella propria capacità di muoversi rapidamente. Sono anche state introdotte nuove classi per le unità presenti, come la distinzione in cavalleria leggera e pesante e l’introduzione di una classe anti-cavalleria, i lancieri, in svantaggio contro qualunque unità non sia su arcione. Ora le promozioni si sviluppano lungo un piccolo albero di bonus e curano automaticamente l’unità, ma allo stesso tempo le prendono un’intero turno e non permettono l’accumulo di ulteriore esperienza finché non vengono attivate. Si tratta di numerose innovazioni apparentemente di piccola portata, ma dalle conseguenze devastanti, tanto che se si è giocatori di vecchia data risulta facile commettere errori grossolani a causa delle vecchie abitudini.

A coronare l’esperienza bellica sono i barbari, che in Civilization VI sono dotati di un’aggressività inedita. Essi mandano Scout a cercare civilità vicine e se questi riescono a tornare alla base a riferire delle proprie scoperte, state certi di trovarvi un vero e proprio esercito a razziare i vostri distretti nel giro di pochi turni. A rigirare il coltello nella ferita interviene il fatto che ora i barbari sono in grado di sfruttare risorse come i cavalli per creare unità devastanti e imprendibili.

L’interfaccia di Civilization VI risulta un po’ troppo carica di informazioni e poco intuitiva rispetto ai capitoli precedenti.

Arte e civilizzazione

Sono 20 i leader presenti (19 civilità in tutto, Gorgo e Pericle sono entrambi greci), ciascuno con due o più bonus personali che ne rispecchiano la storia, unità ed edifici unici e un’Agenda che ne determina il comportamento quando controllato dall’IA. Nonostante le loro animazioni siano fatte in motion capture e siano di pregevole fattura, il comparto artistico decisamente cartoonesco di Civilization VI si allontana un po’ troppo da quella volontà di attingere alla storia del mondo che caratterizzava i capitoli precedenti. È come una nota stonata: ha un suo senso in un contesto diverso, ma non si addice ad un Civilization. Anche la mappa di gioco appare meno dettagliata rispetto a quella del predecessore, nonostante la cura messa nella realizzazione degli edifici e delle unità e il bellissimo effetto di nebbia di guerra. A ciò si unisce un’interfaccia un po’ troppo caotica e poco funzionale, che non brilla neanche da un punto di vista puramente estetico. Il comparto sonoro è, invece, in linea con le aspettative, con un main theme accattivante e musiche piacevoli ad accompagnare le lunghe partite.

Conclusioni

È incredibile pensare che Civilization VI sia stato lanciato già così completo da un punto di vista di meccaniche. Certo, lo spazio per i DLC non manca mai, soprattutto considerando la debolezza del sistema diplomatico, ma già così c’è tanto da fare e il gioco è dannatamente accattivante. Firaxis Games si è assunta dei grandi rischi nel portare così numerose innovazioni alla base del gameplay, ma è stata proprio questa la carta vincente di questo sesto capitolo. Nei prossimi mesi vedremo sicuramente le patch necessarie a risolvere alcuni problemi, come l’impossibilità di rimuovere i distretti, e, si spera, un miglioramento all’intelligenza artificiale. Davvero un peccato per il comparto artistico da gioco mobile, davvero fuori luogo, soprattutto per i fan di vecchia data del brand.

Potete acquistare Civilization VI per PC dal sito ufficiale al prezzo consigliato di €59,99.

Trailer di lancio di Civilization VI

Articolo precedente

Il suolo batterico che sente la pressione

Articolo successivo

"Il sospetto", racconti di irreversibilità e solitudine

Tomass Vadi

Tomass Vadi

Ex-caporedattore della sezione Storia, scrivo di cronaca, scienza, arte e videogiochi.
Studio Beni Culturali all'Università di Torino, nel tempo libero mi dedico all'informatica, alla poesia e alla scoperta del mondo e di me stesso. La mia filosofia di vita è che ogni giorno è buono per imparare qualcosa di nuovo.