Una proposta bipartisan del Congresso USA prevede nuove sanzioni ai danni della Russia. La risposta ai cyber attacchi rischia di sabotare la distensione.

L’Fbi dice di non aver trovato prove del coinvolgimento di Putin. Altre agenzie di intelligence puntano invece il dito contro Mosca. Probabilmente non si saprà mai con certezza se davvero il Cremlino abbia messo in atto (o abbia anche solo accarezzato) l’idea di mettere le mani nelle urne statunitensi per portare alla Casa Bianca il candidato più congeniale alla Russia. Tuttavia, il Congresso sembra avere le idee molto chiare su come stiano le cose. E, nell’attesa dell’insediamento ufficiale di Donald Trump, sta già agendo di conseguenza.

Trump tenta la distensione con la Russia. Photo credit: Gage Skidmore via Foter.com / CC BY-SA

Secondo quanto riportato ieri dall’emittente americana Cnbc, una decina di senatori Repubblicani e Democratici sarebbero in procinto di presentare a Capitol Hill una proposta per inasprire le sanzioni contro la Russia. Tra i firmatari anche avversari di lungo corso di Trump come John McCain, Lindsay Graham e Marco Rubio. Un analogo progetto sarà presentato alla Camera. Le misure vengono motivate come ritorsione per gli attacchi hacker russi e per le azioni in Siria e Ucraina. L’iniziativa sarebbe l’ennesimo macigno posto sulla già difficile strada del riavvicinamento tra i due paesi ventilato dal presidente eletto. Ed è stata salutata dal portavoce di Putin, Dmitri Peskov, come una “degradazione dei rapporti bilaterali”.

Trump però non demorde, noncurante degli ostacoli e della russofobia latente radicata nell’establishment. Ma un’altra tegola si abbatte in queste ore su di lui e sugli annunciati tentativi di distensione. E’ stato il New York Times a lanciare l’allarme: la Russia sarebbe in possesso di informazioni compromettenti che renderebbero ricattabile il futuro presidente. La natura di queste informazioni sarebbe “volgare”, ma non ci sono certezze. Peskov ha nuovamente smentito che il Cremlino possieda questi dossier. Trump, dal canto suo, denuncia l’esistenza di campagne volte a screditarlo: “E’ una caccia alle streghe politica, peggio che nella Germania nazista”.

di Andrea SEVERINA

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