Una nuova stagione per la Grecia all’indomani della parentesi di Idomeni

Quale mai sarà il futuro della Grecia? Chi mai potrà profetizzare con certezza il domani di Atene? E quale sarà il ruolo di Piazza Syntagma, tanto inflazionato quando improvvisamente l’economia greca sprofondò nell’abisso e divenne notizia da prima pagina? La Grecia di questi giorni non è più quella dei profughi ammassati a Idomeni al confine con la Macedonia centrale. Non è più la Grecia dei tendoni, della Croce rossa, degli aiuti umanitari. Questa è la Grecia della crisi economica, della finanza inabissata, del debito 182 volte superiore al Pil, dei negoziati interminabili col quartier generale dell’Unione europea. Ora si torna a parlare di austerity, di debito pubblico, di sostenibilità del debito, di vite umane, di etica e di economia.

La situazione della Grecia attuale non è certo un fulmine a ciel sereno. E’ un effetto ovvio dopo una serie di problemi strutturali mai risolti. I continui piani di salvataggio arrivati da Bruxelles non hanno, infatti, debellato il morbo di Atene, e oggi la capitale greca è di nuovo sull’orlo della catastrofe. Nuove misure di austerity sono state approvate l’8 maggio scorso con tagli alle pensioni e incremento delle tasse. Il tutto per risparmiare altri 5,4 miliardi di euro e avvicinare lo sblocco della nuova rata del prestito di salvataggio (86 miliardi di euro). Ma nell’insieme queste misure provocheranno quasi certamente manifestazioni popolari per i possibili effetti recessivi che tali manovre porteranno all’economia della Grecia. Da una parte, dunque, le pretese dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale, e dall’altra le esigenze del popolo greco.

Il paradosso “Tsipras”

Stavolta il ruolo di Alexis Tsipras, leader di Syriza, è tutt’altro rispetto a quello che ricoprì nel gennaio del 2015, quando promise ai greci la fine dell’austerity e l’avvento di una nuova stagione per la politica e il welfare della Grecia. Ora lo stesso Tsipras ha spinto per l’approvazione delle nuove misure, e ormai si attende l’intensificarsi delle proteste di piazza. Qualcuno afferma che sono e saranno l’ovvia reazione di un popolo segnato da una pressione fiscale e finanziaria enorme. Il memorandum di Tsipras non ha certo dato molto fiato alla Grecia, ancor più se guardiamo come le diverse discussioni parlamentari non abbiano – all’indomani dell’accordo – migliorato in alcun modo la situazione interna del Paese e i rapporti internazionali fra quest’ultimo e l’Unione europea. Ai vertici dell’Europa si è scettici sull’arrivo ad un avanzo primario di 3,5 punti percentuali del Pil nel 2018, e pertanto il Fondo monetario internazionale ha già proposto un ennesimo pacchetto di emergenza. Tra la proposta del Fondo monetario internazionale e l’effettiva erogazione del pacchetto si frappone l’opposizione di Atene, che si dice contraria.

La Grecia di oggi: uno spettacolo rovesciato

Fino a qualche anno fa avevamo assistito ad una Grecia in piazza che manifestava, sostenuta da Alexis Tsipras, contro l’austerity imposta da Bruxelles. Ora lo scenario è di poco cambiato, se non fosse che i ruoli si sono brutalmente invertiti. Oggi non è più Tsipras e i sostenitori di Tsipras a protestare contro le misure di austerità, ma quell’opposizione che – guidata dal centrodestra di Kyriakos Mitsotakis – accusa lo stesso Tsipras di volersi tenere a tutti i costi la poltrona e favorire così l’intervento e il controllo dell’Unione europea sull’economia della Grecia. Ma il volto delle manifestazioni di piazza è il volto esterno di una malattia che indebolisce sempre più il tessuto sociale di un popolo. Ora più che mai la Grecia del presidente Prokopis Pavlopoulos avrebbe bisogno di ristrutturare nella sua sostanza il debito pubblico. E in quest’ottica ci si domanda, appunto: “Quale mai sarà il destino della Grecia?“. E’ un interrogativo che in queste ore si fa sempre più pressante ed attuale.

Ma dalla parte dei tedeschi – rigoristi per eccellenza! – un’ipotesi di ristrutturazione del debito non piace un granché. Si fa da parte soltanto Sigmar Gabriel, vice-cancelliere socialdemocratico, che si dice potenzialmente d’accordo ad una simile strategia. Anche Christine Lagarde, direttrice del Fondo monetario internazionale, rende nota la sua posizione, affermando che un alleggerimento del debito potrebbe essere una misura da discutere simultaneamente al nuovo piano di salvataggio. Insomma, stando ad alcune recenti posizioni, il destino di Atene potrebbe non essere così scontato. Ancora la riunione dell’Eurogruppo, tenutasi il 9 maggio scorso, non ha delineato una strategia certa sul futuro greco. Ciò che resta sicuro è l’appoggio dei vertici dell’Unione europea alla politica di Alexis Tsipras, favorevole alle nuove misure, e in linea con questo si rende possibile una revisione del debito pubblico. Ora la Grecia attende impaziente il prossimo 24 maggio, data del nuovo summit.

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Stefano Boscolo

Stefano Boscolo

Stefano Boscolo nasce a Torino nel luglio 1986. È laureato a pieni voti in Lettere e con lode in Culture moderne comparate presso l'Università degli Studi di Torino. È autore di diverse pubblicazioni e di una tesi sull'Immagine di Cristo, il culto mariano e il significato della salvezza nella poetica di Karol Wojtyla. È studente nel corso di laurea magistrale in Filologia e Letterature dell'Antichità. È uditore presso la Facoltà teologica dell'Italia settentrionale - Torino.