Il colosso tecnologico Cambridge Consultants ha sviluppato Axsis, un braccio robotico in grado di effettuare operazioni di cataratta

Un robot “dalle mani d’oro”

In un futuro prossimo fare gli interventi, per i chirurghi, sarà come “giocare” ad un videogioco. Il colosso tecnologico Cambridge Consultants ha infatti sviluppato Axsis, un braccio robotico che, “guidato” dal chirurgo tramite un joystick aptico in grado di fornirgli un feedback tattile, sarà in grado di effettuare con una precisione invidiabile uno degli interventi più comuni agli occhi: la cataratta. Axsis consiste in due piccole cesoie in grado di operare in uno spazio di dieci millimetri (le dimensioni del cristallino) con una precisione superiore a quella garantita dal più bravo dei chirurghi umani.

logo usato a scopo informativo

Testato su un manichino, nella versione finale i bisturi saranno montati su  bracci robotici grandi come una lattina, con tendini ultra flessibili e  resistenti fatti dello stesso materiale usato dalla NASA per realizzare le sue  vele solari. L’intervento di cataratta è una procedura alla quale ogni anno si  sottopongono circa 20 milioni di persone e consiste nel praticare un’apertura circolare  nella parte anteriore del cristallino per poter inserire una lente artificiale. Questa lente  serve a compensare la perdita di efficacia del cristallino il quale, col passare del tempo, perde progressivamente trasparenza. Seguendo l’operazione su uno schermo il chirurgo sarà in grado di ingrandire le immagini avendo una visione privilegiata sulla zona da operare. Si potrà così evitare di incappare in uno degli errori più comuni di questa procedura: la lesione del retro del cristallino.

Sebbene si tratti di un’operazione di routine che generalmente ha buon esito può succedere infatti che, durante l’incisione, al chirurgo “scappi la mano” generando così una complicazione. Secondo Ian Murdoch, oftalmologista allo University College di Londra, Axsis potrebbe essere interessante nell’evitare questo inconveniente. Considerato però che questa lesione avviene solo nello 0,7% dei casi, l’effettiva utilità di questo strumento rispetto alle tradizionali metodologie laser è, a suo dire, tutta da dimostrare.

Chirurghi pronti per la pensione?

L’automatizzazione negli ultimi decenni ha invaso ogni settore produttivo. Sistemi robotici sempre più sofisticati hanno fatto la loro comparsa aprendo orizzonti produttivi nuovi e soppiantando metodologie consolidate. Tra tutti i settori nei quali i robot stanno sostituendo o affiancando gli uomini quello sanitario però è uno dei più delicati. Quando è in gioco la salute di un paziente infatti l’affidabilità e la precisione devono essere garantiti oltre ogni ragionevole dubbio. Sbagliare un intervento infatti può portare a gravi conseguenze per il malato, senza contare che addestrare un robot a reagire con tempestività al manifestarsi di complicazioni impreviste è senza dubbio un compito arduo. Allo stato attuale la robotica in sala operatoria è solo di supporto e l’uomo resta centrale nel processo. Axsis e i suoi simili infatti non mandano ancora “in pensione” gli esseri umani ma li forniscono di nuovi, potenti mezzi per migliorare le loro performances. Si tratta pertanto di chirurgia assistita. All’orizzonte sono però visibili soluzioni ancor più all’avanguardia, dove l’uomo è supervisore e la macchina agisce in autonomia. E’ il caso, per esempio, di STAR (Smart Tissue Autonomous Robot), una piattaforma robotica presentata qualche mese fa sulla rivista Science Translational Medicine. Dotata di un sistema di visione avanzato a 360 gradi e di un algoritmo che guida la macchina facendole eseguire quelle che sono considerate le migliori pratiche chirurgiche, STAR ha aperto la strada a un nuovo filone di ricerca. Testato sui maiali per effettuare l’anastomosi, una manovra necessaria per ricucire i visceri a seguito, per esempio, della rimozione di un tumore, STAR ha dato ottimi risultati. Confrontando la bontà dell’intervento con quello realizzato da chirurghi esperti si è potuto vedere infatti come la precisione dei punti o la resistenza della ricucitura fosse superiore. Sebbene si tratti di risultati incoraggianti il tempo in cui i chirurghi umani andranno in pensione è ancora lontano.

Photo credit laser surgery: peretzp via Foter.com / CC BY-SA

 In attesa di quel momento Axsis li aiuterà a ridurre al minimo i loro errori e  non solo negli interventi di cataratta. Secondo i creatori di Axsis infatti l’intervento  di cataratta è solo una degli interventi in cui questo braccio robotico può tornare utile.  “Penso che si troveranno presto molte altre applicazioni” sostiene Chris Wagner, capo del  progetto. Le dimensioni ridotte di Axsis potrebbero infatti aprirgli nuovi orizzonti preclusi  ad alcuni suoi predecessori “ingombranti” come il sistema Da Vinci. Potrebbe essere  usato, per esempio, in operazioni gastrointestinali. Mettere la pinza di Axsis su  un endoscopio potrebbe aiutare a rimuovere i polipi situati in posti scomodi da  raggiungere. Sarà così possibile, conclude il ricercatore, effettuare operazioni che allo  stato attuale dell’arte sono irrealizzabili.

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Marco Borghetto

Marco Borghetto

Classe 1991, sono laureato in Ingegneria Aerospaziale al Politecnico di Torino nell'indirizzo Aeromeccanica e Sistemi.