FCA nel mirino dell’EPA statunitense, Renault sotto inchiesta a Parigi. Tra crolli in borsa e minacce di multe multi-miliardarie, il Dieselgate si allarga.

Solo pochi giorni fa i media a cavallo dell’Atlantico davano conto del nuovo idillio FCA-USA, o meglio Marchionne-Trump. Il primo annunciava investimenti in Ohio e Michigan per la produzione di nuovi modelli. Il secondo ringraziava per la creazione di nuovi posti di lavoro. Ma bastano 72 ore per cambiare le carte in tavola, in quello che per le tempistiche sospette potrebbe sembrare uno degli ultimi capitoli della guerra Obama-Trump. Una guerra combattuta a colpi di “sgarbi” riservati dall’amministrazione uscente al presidente eletto, che si insedierà ufficialmente il 20 gennaio.

L’EPA, sulla cui indipendenza decisionale la Casa Bianca ha posto l’accento nelle ultime ore, ha messo sotto inchiesta FCA. L’agenzia per la protezione dell’ambiente, già protagonista delle indagini costate a Volkswagen circa venti miliardi tra multe e class action per lo scandalo delle emissioni truccate, ha annunciato di voler fare chiarezza sui dispositivi che regolano le emissioni di modelli diesel come il Jeep Gran Cherokee e il Dodge Ram 1500. Dal canto suo, Marchionne ha rassicurato il mercato promettendo la massima collaborazione con gli organismi preposti alle indagini. Il titolo di borsa del gruppo, che aveva perso ieri il -16% a Milano e il -10% a Wall Street, questa mattina ha registrato un aumento medio del +4%.

Renault, come FCA, è sotto inchiesta con l’accusa di frode sulle emissioni. Photo credit: Allan_AP via Foter.com / CC BY-SA

I vertici, tuttavia, ostentano sicurezza e non ritengono di dover ricorrere ad accantonamenti in vista di multe salate. Ma se negli Stati Uniti FCA trema, nel Vecchio continente neanche Renault può dormire sonni tranquilli. La magistratura parigina ha aperto un’inchiesta con le stesse accuse a carico della casa automobilistica francese. Nell’autunno 2015, sull’onda del caso Dieselgate, le autorità avevano avviato verifiche sulle emissioni di cento modelli di una dozzina di case diverse. Fu istituita ad hoc una commissione indipendente. Perquisizioni furono disposte e portate a termine  della sezione anti-fronde del Ministero dell’Economia. I risultati hanno spinto i magistrati a indagare più a fondo. Con il diffondersi della notizia anche il titolo Renault è crollato in borsa.

di Andrea SEVERINA

Articolo precedente

Russia, nuove sanzoni per i cyber attacchi

Articolo successivo

Tajani è il nuovo presidente dell'Europarlamento

Redazione Retrò Online

Redazione Retrò Online

La redazione di Retrò Online - Magazine.