Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è atterrato oggi in Libano per una visita non preannunciata al contingente italiano impegnato nel paese.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scelto il Libano per la propria prima visita ad un contingente militare italiano dispiegato all’estero. Mattarella è atterrato infatti questa mattina in territorio libanese per una visita non annunciata e “a sorpresa” ai 1100 militari italiani (prevalentemente della Brigata Sassari) inquadrati nel contingente di forze internazionali Unifil (United Nations Interim Force in Lebanon) schierato dalle Nazioni Unite in Libano a partire dal 1978 (e di cui l’Italia detiene la guida dal 2014).

Mattarella ha visitato oggi il contingente in Libano. Photo credit: Presidencia de la República Mexicana via Foter.com / CC BY

Il Capo dello Stato, accompagnato dal Ministro della Difesa Roberta Pinotti, ha incontrato i soldati presso la base di Shama, nel sud del paese. Qui i nostri connazionali, insieme ad altri 9000 uomini e donne provenienti da altri paesi, assicurano il controllo della cosiddetta “Linea Blu” che separa il Libano da Israele e supportano la popolazione civile con operazioni umanitarie. Mattarella ha elogiato l’operato degli italiani coinvolti nella missione: «Ho piena consapevolezza di quanto state facendo, non senza sacrifici, lontano alle vostre case e dai vostri affetti. Il vostro lavoro contribuisce in modo determinante all’immagine e al prestigio del nostro Paese nell’ambito della comunità internazionale».

Sergio Mattarella ha inoltre sottolineato la capacità di conseguire «obiettivi difficili quando la comunità internazionale si muove in maniera corale, promuovendo stabilizzazione e pace. Di questa solidarietà collettiva e visione unitaria abbiamo sempre più bisogno. Oggi, la missione di Unifil è, se possibile, ancor più importante. Basta guardare a quanto accade nella vicina Siria, dove la tanto attesa tregua, raggiunta con grande fatica e dopo troppe atrocità, viene costantemente messa in discussione». Infine, spazio a un duro commento sul modo in cui l’Unione Europea ha affrontato sinora la questione dei profughi provenienti dal medio-oriente, sulla scia di «un dibattito dai toni talvolta sconsiderati, appartenenti a un passato remoto d’Europa e che, invece, qualcuno vorrebbe riproporre, dimenticando le tragedie che ha provocato».

di Andrea SEVERINA

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