Il collettivo russo Taibola Assembly ha costruito, sulla costa della cittadina norvegese di Vardø, un’opera in legno chiamata “Drakkar-Leviathan”, che simboleggia i contatti millenari tra gli abitanti del nord della Norvegia e i pomory della Russia settentrionale

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Drakkar-Leviathan

La struttura di legno, posta sull’altura ad osservare il mare di Barents, parrebbe a prima vista un enorme scheletro di balena.
Avvicinandosi, i dettagli diventano più chiari. Un corpo flessuoso dalle sembianze di un drakkar ad un estremo, di un leviatano all’altro. È l’opera del Taibola Assembly, collettivo russo che in occasione del Pomorfestivalen si è messo al lavoro per donare alla cittadina norvegese di Vardø il suggestivo Drakkar-Leviathan. Suggestivo per la sua struttura quasi spettrale, suggestivo per l’ambiente che lo circonda, la distesa sconfinata della terraferma norvegese da un lato, quella del mare di Barents dall’altro, a stringere tra loro la piccola isola su cui sorge Vardø, un panorama estremo e remoto la cui storia, ingnorata da molti, si svolge sul mare di Barents.  Drakkar-Leviathan, inaugurata pochi giorni fa, è diventata l’attrazione più chiacchierata dell’edizione 2016 del Pomorfestivalen, un festival organizzato nella cittadina norvegese che celebra i contatti tra la regione del Finnmark e quella russa dell’Arkhangelsk Oblast.

I pomory e i contatti tra Vardø e Arkhangelsk

Il contatto tra queste due terre viene esemplificato soprattutto dall’antichissima relazione tra Vardø e Arkhangelsk, una relazione che nel corso dei secoli ha avuto un grosso impatto culturale sulle due regioni. Se i contatti tra gli abitanti della Norvegia settentrionale e della Russia nordoccidentale, i cosiddetti pomory (letteralmente “abitanti della costa”, termine che si rifà al termine indoeuropeo *more, “mare”), sono documentati sin dall’età vichinga, è nel corso dell’Ottocento che si situa l’età d’oro di questo commercio. Nel 1875 viene inaugurato un servizio regolare di piroscafo che collega le due città di Vardø e Arkhangelsk. In questo modo, le persone cominciano a viaggiare da una città all’altra per ragioni turistiche e lavorative, e diventa comune per i russi trasferirsi nel Finnmark per il lavoro stagionale. Le culture e i costumi si mescolano, la Norvegia conosce usi e tradizioni slave e se ne fa influenzare, accogliendo e disseminando influssi culturali che, piroscafo dopo piroscafo, intaccano la cultura di entrambi i Paesi.
Oggi le due località si sono sviluppate in modo molto diverso. Vardø, che rappresenta anche il comune più orientale della Norvegia e dei paesi nordici, è una cittadina di 2.200 abitanti, collegata alla terraferma da un tunnel sottomarino e capolinea settentrionale della E75, la strada europea che parte da Sitia, a Creta, per poi salire verso nord. Arkhangelsk, sul mar Bianco, conta più di 350.000 abitanti, due aeroporti e una base aerea, e rappresenta uno dei più importanti porti nordeuropei. Tracce del contatto tra i due poli e le due culture, però, sono ancora presenti, e vengono ravvivate di anno in anno da eventi quali il Pomorfestivalen.

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Il russenorsk

L’esempio lampante di questo contatto è il russenorsk, un linguaggio nato dal contatto tra commercianti russi e norvegesi che combina elementi di entrambe le lingue, articolati in una rudimentale grammatica di stampo norvegese. Si tratta di un linguaggio pidgin, ovvero un linguaggio nato dall’esigenza di comprensione tra due gruppi di diversa madrelingua, solitamente per questioni commerciali o lavorative. Di conseguenza, il vocabolario di un linguaggio pidgin sarà composto solo da parole relative all’area semantica di contatto dei due gruppi: non saranno presenti termini che fanno riferimento all’etica, alla società, alla famiglia, mentre esisteranno termini relativi al commercio, alle condizioni meteorologiche, ai trasporti, etc. A decretare la scomparsa del russenorsk, attorno al 1920, sono l’indipendenza della Finlandia, che riduce la lunghezza del confine tra Norvegia e Russia, e la progressiva chiusura verso l’esterno dell’Unione Sovietica. Questo pidgin, però, rappresenta ancora oggi uno studio affascinante per i linguisti, a maggior ragione considerando che le due lingue dalle quali si è originato provengono una, il norvegese, dal ramo germanico delle lingue indoeuropee, e l’altra, il russo, da quello slavo.

Il video

È dunque a questi contatti che si rifà l’idea del Pomorfestivalen e, in particolare, dell’opera del Taibola Assembly, gruppo che organizza il Taibola Festival, festival di arte nordica, proprio nella zona di Arkhangelsk. Il drakkar che si trasforma in leviatano, con i suoi riferimenti alla tipica imbarcazione vichinga, è pensato come un dono che d’ora in poi caratterizzerà il panorama di Vardø, mostrando come i frutti del commercio pomor si colgano ancora oggi. La costruzione è stata documentata da un video pubblicato dal collettivo e il Drakkar-Leviathan sta attirando gli sguardi di curiosi ben oltre le sponde dell’isola su cui sorge la cittadina norvegese. Il suo scheletro di legno, con la sua aria inquietante e sfuggente, rimarrà l’esemplificazione del rapporto tra due terre remote, consolidato sulla superficie di un mare gelido.

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Martina Terrazzano

Martina Terrazzano

Studentessa presso la facoltà di Lingue e letterature straniere della Statale di Milano. Attualmente in Erasmus a Uppsala (Svezia).