Obama ha deciso di nominare giudice della Corte Suprema il moderato Merrick B. Garland. I Repubblicani insorgono e promettono battaglia in Senato.

Nella notte tra il 12 e il 13 febbraio scorso moriva nel sonno in Texas, dopo una battuta di caccia, il giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti Antonin G. Scalia, membro ultra-conservatore della Corte per ben trent’anni dopo la nomina sotto Ronald Reagan nel 1986. La morte del primo giudice italo-americano del più alto organismo del sistema giudiziario statunitense aveva consegnato al Paese una situazione incerta, con quattro toghe di nomina democratica e quattro di nomina repubblicana su nove posti disponibili.

Corte Suprema. Photo credit: kjetil_r via Foter.com / CC BY-SA

Una patata bollente per il Presidente Barack Obama, del partito democratico, ritrovatosi nella poco invidiabile situazione di poter volgere per la prima volta dopo decenni gli equilibri della Corte Suprema in senso democratico dovendo però fare i conti con un mandato agli sgoccioli e due camere a maggioranza repubblicana. La rettifica della nomina presidenziale, infatti, spetta al Senato, e i Repubblicani hanno promesso ostruzionismo su qualunque nome poiché, sostengono, la nomina spetta al successore (legittimato dal voto popolare più recente). Non la pensa così Obama, che dopo essersi tenuto sul vago con un “deciderò al momento opportuno”, ha rotto oggi gli indugi annunciando la propria intenzione di nominare in sostituzione di Scalia il moderato Merrick B. Garland. Garland, 63 anni, giungerebbe alla Corte Suprema dopo vent’anni alla guida della Corte d’Appello del District of Columbia (nominato da Clinton alla fine degli anni ’90). Il suo profilo moderato lo rende un nome stimato dall’establishement di entrambe i partiti maggiori: la scelta di un nome così bipartizan da parte di Obama sembra mirare al superamento dell’ostruzionismo repubblicano, rendendo difficile agli avversari giustificare l’opposizione ad un nome neutro (almeno sulla carta).

Con la decisione di nominare un sostituto, il Presidente uscente ha voluto sfruttare uno dei poteri più importanti accordatigli dalla Costituzione per dare un indirizzo diverso da quello conservatore che ha caratterizzato la Corte Suprema negli ultimi anni. La Corte ha finora opposto resistenza all’applicazione di misure importanti decise dall’amministrazione democratica, tra cui misure ambientali contro il riscaldamente globale e la riforma sanitaria detta Obamacare, e sarà presto chiamata ad esprimersi su argomenti scottanti come i matrimoni gay, l’immigrazione, l’aborto, le leggi sulle armi o sulla regolamentazione delle attività finanziarie. In attesa di osservare il comportamento del Senato, si può dare per certo che l’argomento entrerà prepotentemente tra quelli discussi tra i candidati nelle primarie in corso.

di Andrea SEVERINA

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