Dopo l’ultima partita del campionato di Serie A, ecco il pagellone con i top e i flop degli allenatori della stagione 2015-2016 appena conclusa.

Il campionato di Serie A è finito, ahi noi, e ora che quasi tutti i verdetti sono stati ufficializzati (il Milan spera ancora di beffare il Sassuolo in ottica Europa League battendo con un miracolo la Juve in finale di Coppa Italia), non può mancare il nostro ultimo pagellone della stagione.

Voto 10 a Spalletti: Totti-gate a parte, l’ex Zenit tornando a Trigoria ha risollevato una squadra che, nonostante fosse tra le favorite in qusta Serie A per la qualità della rosa, stava capitolando rovinosamente. Ha riportato un ordine tattico, ha sfruttato sapientemente il mercato, liberandosi di un giocatore acerbo e poco duttile come Gervinho, scegliendo due talenti puri come El Shaarawy e Perotti. La Roma oggi corre, crea gioco, è migliorata nella gestione del pallone e, se non fosse stato per la poca freddezza di Dzeko sottoporta, avrebbe fatto un ottima figura anche in Champions League. Il mancato sorpasso ai danni del Napoli è frutto di un Higuaín strepitoso, ma con un centravanti di qualità i giallorossi potrebbero, davvero questa volta, sperare di competere con la Juventus.

Voto 9 a Sarri e ad Allegri: al primo va il merito di aver rivoluzionato completamente una squadra dall’enorme potenziale offensivo ma difensivamente disorganizzata senza nulla chiedere alla società (Reina a parte), ma sfruttando le tante qualità già presenti in rosa che Benítez aveva ignorato, dando vita al campionato di Serie A più combattuto dal lontano 2012. Jorginho, Allan e Koulibaly sono esplosi sotto la sua gestione, Hamsik è tornato a splendere, Higuaín ha disputato la miglior stagione dell’intera carriera annientando ogni record. Da rivedere solo la comunicazione, dalle polemiche per “la penombra” all’insulto omofobo sbraitato a Mancini, che non hanno aiutato a mantenere sereno l’ambiente. Il livornese, invece, nonostante la partenza disastrosa (12 punti e 4 sconfitte in 10 partite di Serie A), mantenendo la calma e isolando la squadra dall’invadenza della stampa e dei vari detrattori, è riuscito a conquistare il suo secondo scudetto consecutivo con una squadra che in estate aveva perso tutti i pilastri del mancato triplete inserendo ben 5 titolari nuovi. Correggibile solo la preparazione estiva: esorbitante il numero di infortuni, il ko col Bayern subito anche per le assenze di Dybala e Marchisio dovrà far da monito.

Voto 8 ai tre protagonisti meno attesi di questa Serie A, capaci di compiere in punta di piedi imprese storiche che hanno rovesciato ogni pronostico: Donadoni, Giampaolo e Di Francesco. I primi due hanno trascinato due squadre (Bologna e Empoli) che sembravano inevitabilmente condannate alla retrocessione, conquistando non solo la salvezza con largo anticipo ma anche mantenendole stabilmente in corsa per la metà alta della classifica. Di Francesco, pur senza più Zaza, a soli tre anni dall’esordio del Sassuolo in Serie A ha conquistato un incredibile e storico accesso all’Europa League, sorpassando due squadre molto più attrezzate, Milan e Lazio.


Voto 7 a Sousa, che ha creato un gioco veloce, vivace e spettacolare rivitalizzando Ilicic e scoprendo Kalinic, Bernardeschi e Tello, ma la rosa della Fiorentina era troppo corta per coltivare davvero il sogno Champions: la troppa corsa sulle gambe dei titolari ha fatto crollare la squadra nel momento in cui la Roma e l’Inter erano più avvicinabili.
7 a Gasperini, che ha fronteggiato cessioni importanti (Iago e Perotti) e la bassissima classifica di Serie A puntando sul talento dei due “reietti” Suso e Pavoletti, e coronando la splendida rincorsa con l’undicesima posto.
7 a Inzaghi, che ha ricompattato come poteva una Lazio in caduta libera, annichilita da derby e classifica, mettendo a segno 4 vittorie in 7 partite, portandosi a ridosso del Milan.
7 a Maran, a cui è bastato un po’ d’ordine tattico per regalare al Chievo la salvezza in tutta tranquillità e con larghissimo anticipo e l’ennesima permanenza in Serie A.
7 a Reja, che ha retto la cessione di Morález e il ko di Pinilla, puntando coraggiosamente su Borriello, e grazie al Papu Gómez ha conquistato una salvezza che dopo 14 partite consecutive senza vittorie non sembrava scontata.
7 infine, ai due tecnici che hanno subito la retrocessione in extremis ma hanno lottato fino all’ultimo per restare in Serie A senza avere una rosa attrezzata per il nostro campionato: Castori e Stellone. Fatali i due rigori sbagliati da Mbakogu contro la Lazio e l’immeritato stop contro il Milan. La sorte è stata avversa.

Voto 6 a Mancini, con cui l’Inter ha sì conquistato il miglior piazzamento degli ultimi 5 anni in Serie A, ma ha dilapidato in modo vergognoso i tanti punti di vantaggio accumulati fino a Natale, pagando gravemente i cali di attenzione contro Sassuolo, Carpi, Verona e Torino. Il Mancio non ha avuto il coraggio di mantenere un’impostazione di gioco prevalentemente difensiva ma funzionale, e ha faticato a lungo per trovare la formazione d’attacco titolare, e pesano i 16 punti recuperati dalla Roma.
6 a Mihajlovic, artefice di un gioco poco brillante ma adatto alle disponibilità della rosa, con cui prima dell’esonero stava conquistando in scioltezza il sesto posto nella classifica di Serie A e l’accesso ai preliminari dell’Europa League. Fatale il ko di Niang e il comprensibile calo di Bonaventura, ma prima del burrascoso incidente dell’ex Genoa, la squadra aveva trovato una buona continuità (nonostante i vari Bertolacci e Montolivo) e sembrava potesse ancora scavalcare Inter e Fiorentina, in netta crisi di risultati. Da ammirare il coraggio di investire su Donnarumma, ragazzino dalla personalità di un veterano che potrà diventare il futuro della nostra Nazionale.
6 infine a De Canio, bravo a evitare una retrocessione dal sapore di beffa.

Voto 5 ai due tecnici della Sampdoria: a Zenga per l’eliminazione indecorosa in Europa League, con un ko che, oltre ad aver sprecato un’opportunità storica e (finché ci sarà Ferrero) irripetibile, gli ha inimicato spogliatoio e tifoseria. Il gioco non era brillante e i capitomboli sono stati frastornanti, ma quando è stato esonerato la Samp navigava tranquillamente a metà della classifica di Serie A. Il suo successore, Montella, dopo le ottime stagioni a Firenze si è smentito facendo precipitare vertiginosamente la classifica dei blucerchiati, così costretto a lottare per la salvezza fino alle ultimissime giornate: spiacevole per una squadra che dovrebbe lottare per l’Europa. In più, Genova non dimenticherà il derby perso in modo così fragoroso contro una rivale rimaneggiata.
5 anche a Ventura, che, pur avendo tanti giocatori di pregio in rosa (Bruno Peres, Maxi López, Immobile, Belotti e Baselli) non ha saputo dare gli stessi stimoli che così chiaramente animavano il Toro la scorsa stagione di Serie A, in cui la squadra aveva fatto un’ottima figura anche in Europa. Prestazioni incostanti, giocatori chiave fuori forma, ben 17 sconfitte, continuità trovata raramente: dopo ben 5 stagioni, il ciclo sembra essere finito.

Voto 4 a Brocchi, chiamato da Berlusconi per riportare il bel gioco al Milan e cercare di centrare sesto posto e Coppa Italia. Il bilancio è disastroso, con 2 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte, e 2 soli punti raccolti contro le tre squadre che hanno salutato la Serie A e che l’anno prossimo giocheranno in B. Il sesto posto è ormai perso, per la coppa e l’Europa serve un miracolo contro la Juve, e in compenso sono sparite la grinta e la convinzione che Sinisa era riuscito a trasmettere.
4 anche a Colantuono, che ha rischiato di trascinare l’Udinese nello spettro della retrocessione.

Voto 3 a Pioli che, complice un mercato estivo non all’altezza e un Felipe Anderson in sordina, è capitolato dopo la grandissima stagione dello scorso anno. Eliminato brutalmente nei preliminari di Champions, non è riuscito a mettere in piedi la stagione: fuori già a dicembre dalla lotta per l’Europa, l’eliminazione vergognosa con lo Sparta Praga e il crollo nel derby che ne ha sancito l’esonero hanno spazzato via il ricordo dello storico terzo posto conquistato appena un anno fa. Pessima anche la gestione del gruppo: dalla panchina forzata per Klose e Keita, al non aver insignito Candreva del ruolo di capitano, in pochi mesi si è inimicato tutti i giocatori chiave della squadra.

Voto 2 a Delneri e Mandorlini, che hanno sì visto il Verona smembrato, ma non sono riusciti ad evitare una retrocessione ormai annunciata già da metà novembre. Il Verona non ha mai dato segnali di ripresa, in entrambe le gestioni, nonostante tutti gli sforzi di Toni per tenerla a galla. I casuali successi contro Milan e Juventus sono arrivati quando già c’era la matematica a sancirne la condanna.

Voto 1 a Garcia che, dopo l’immeritato secondo posto conquistato la scorsa stagione di Serie A, ha lasciato precipitare la squadra, pur rinforzata di due ottimi innesti come Salah e Digne e vittoriosa contro la Juve fresca di Supercoppa. Se il calo in campionato è sempre stato fisiologico durante le due gestioni, il ko contro lo Spezia (squadra di Lega Pro) in Coppa Italia è stato inspiegabilmente vergognoso. A salvarne la panchina era bastato il discreto percorso in Champions e il forte rapporto con alcuni senatori (Totti, Florenzi e Gervinho), ma già a settembre aveva manifestato poca convinzione e la squadra si è afflosciata. Fosse stato esonerato qualche settimana prima, Spalletti avrebbe sicuramente conquistato la Champions diretta.

Voto 0 a Delio Rossi, decisivo lo scorso giugno nella promozione ma incapace di fronteggiare col suo Bologna le corazzate di Serie A: ben 8 sconfitte nelle prime 10 partite. Partenza shock. È servito un miracolo di Donadoni per risollevare le sorti della stagione.
0, infine, a Zamparini, “allenatore aggiunto”, che ha gestito personalmente la lotta salvezza del Palermo in modo, a detta di molti, frenetico, irrazionale e contraddittorio, con 9 cambi in panchina in una sola stagione di Serie A, con calciatori messi fuori rosa e poi riammessi nel momento del bisogno, e affidandosi più volte a un allenatore che si era inimicato l’intero spogliatoio, capitano compreso. Inspiegabile la cacciata di Iachini, uomo a cui tutta la squadra era legata e con cui pur arrancando (l’addio di Dybala, con buona pace di Gilardino, è stato pesantissimo) il Palermo non avrebbe sicuramente rischiato di farsi avvicinare da Carpi e Frosinone. Uno scenario inquietante: solo gli errori sotto porta di Mbakogu dal dischetto hanno evitato che degenerasse in tragedia.

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edoardoschiesari

Classe 1994, diplomato al liceo classico Vittorio Alfieri, studente di giurisprudenza. Le mie passioni? Lo sport e la politica. Ma con un occhio sempre attento alle vicende statunitensi.