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di Giacomo Conti.

Nonostante le frequentissime polemiche sui costi della politica, gli stipendi eccessivamente alti, e i privilegi che sembrano mettere a repentaglio il principio di uguaglianza, nulla fa più gola di un seggio in Parlamento, e per ottenerlo per qualcuno come non mai il fine giustifica i mezzi.

Il fenomeno delle “liste civetta”, fatte per scimmiottare quelle più famose e raggranellare qualche facile voto dai meno informati o dai più distratti (si tratta, per la verità, per lo più di anziani, che tuttavia non sono pochi ed anzi ad ogni elezione sempre di più) non è certamente nuovo, così come non è nuovo il fenomeno delle liste di protesta o dai nomi particolari, di utilità dubbia, ma che sperano sempre di raggranellare un numero sufficiente, seppur minimo, di voti da trasferire a un partito maggiore previa una contribuzione in denaro da quest’ultimo, che prende per così dire sotto la sua ala questi partitini minori.

E se nel 2008 degni di nota ed esclusivi del periodo potevano essere la “lista dei Grilli Parlanti” o il “Sacro Romano Impero Liberale Cattolico”, che non era una parodia come quelle che girano su facebook in questi giorni, oggi si assiste a qualche novità interessante e a qualche ritorno in grande stile, come la geniale lista “Io non voto”, che si prefigge evidentemente di prendere il voto… di chi non vota.

La fantasia di alcuni italiani con un po’ di tempo da perdere quest’anno si è sbizzarrita, complice forse la situazione politica del tutto particolare di questi ultimi anni. Compaiono così delle perle assolute, come “il movimento Bunga Bunga”, o il “fuoritutti”. Che dire poi della lista “Forza Evasori – Stato Ladro”? Davvero ce n’è per tutti i gusti.

Degno di nota il rifiuto dei simboli di Italia Dei Valori, Verdi, Rifondazione Comunista e Partito dei comunisti italiani, per documentazione assente o lacunosa. Forse che i comunisti e quella toga rossa di Di Pietro abbiano mangiato troppi bambini e si siano inebetiti a tal punto? Niente affatto: fa tutto parte di una strategia ben precisa. Essendoci infatti Ingroia con il suo “Rivoluzione Civile”, i quattro partiti di cui sopra hanno deciso di confluire in esso, depositando però lo stesso un simbolo ciascuno, accompagnato appositamente da una documentazione lacunosa e dunque destinato ad essere rifiutato. In tal modo, nessuno avrebbe potuto istituire una “lista civetta” e farla franca, magari spacciandosi per l’IDV di Di Pietro, che tra questi partiti minori è certamente il più popolare.

I giochi politici sono ormai in piena azione, e gli strategismi delle campagne elettorali, come si è visto, non si fermano soltanto ai dibattiti in TV. Considerando la tipica fantasia italiana, comune anche ai nostri (ex?) politici, c’è da aspettarsi ancora qualche sorpresa, da qui al 24 di febbraio. Non resta che attendere.

m5s civetta

 

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Laureando in giurisprudenza con specializzazione in Internet e Competition Law. Amministratore Delegato di Edizioni Retrò Srl, è il fondatore e l'ideatore di Retrò Online. Al tempo stesso è il Direttore Commerciale della Società Web Master specializzata in comunicazione della rete e posizionamento sui motori di ricerca.

edoardolombardo

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