Il misterioso virus Zika si sta rapidamente diffondendo dal Brasile a tutta l’America, dando il via a emergenze nazionali e a rischiose contromisure

Ci sono epidemie, come quella del virus dell’Ebola, che provocano il panico grazie a sintomi brutali e alle numerose vittime che soccombono nel giro di poco tempo. La paura di essere contagiati porta al terrore generale, memore delle grandi epidemie di un passato in cui la ricerca si trovava ad uno stato più embrionale, fomentato da mass media che puntano ad un sensazionalismo tanto di moda nel nuovo millennio. Altri virus, come lo Zika, rimangono quasi del tutto ignorati per decenni, lontani da strilloni e laboratori di ricerca, non presentando sintomi apparentemente degni di ulteriore studio. Così hanno tutto il tempo di mutare, di adattarsi alla diversità delle cellule umane e di colpire i sistemi più fragili.

Zika: il terrore silenzioso

Il virus Zika prende il nome dalla foresta ugandese in cui fu scoperto nel 1947. Appartenente alla famiglia Flaviviridae, insieme ai più celebri cugini Febbre Gialla e Virus del Nilo Occidentale, veniva trasportato dalle zanzare Aedes Aegypti in alcune regioni dell’Asia e dell’Africa, ma non ha mai attirato l’attenzione delle organizzazioni sanitarie a causa dei suoi effetti blandi se non del tutto invisibili (in alcuni casi fino all’80% dei contagiati non presentava sintomi evidenti). Tutto questo fino al 2014, quando Zika è arrivato in qualche modo in Brasile, forse durante i campionati mondiali di calcio. Nel novembre 2015 il ministero della salute brasiliano ha annunciato che i casi di microcefalia (testa di dimensioni notevolmente ridotte) fra i neonati erano passati da una media di 150 all’anno a 4.000 nei nati fra il 2014 e il 2015 e successivi test hanno dimostrato come le madri di questi bambini presentassero tracce dell’RNA di Zika nel proprio corpo. Il collegamento era azzardato, ma i problemi che la microcefalia portava con sé erano gravi e un incremento di questa portata andava studiato.

Il problema più grande che il virus Zika porta con sé è la microcefalia nei neonati.

Nell’aprile di quest’anno diversi gruppi di ricercatori hanno lavorato sul virus e non solo sono riusciti a ricrearne un modello 3D mediante la tecnica della cryo-EM, ma hanno anche confermato il collegamento con la microcefalia. Sembra, infatti, che Zika colpisca le cellule staminali del sistema nervoso centrale influenzandone la crescita e la sopravvivenza: test in laboratorio hanno mostrato che coltivazioni di ammassi di cellule neurali in fase di sviluppo affetti dal virus risultavano decisamente più piccoli e deboli rispetto alle controparti sane o affette da altri virus affini. Questo vuol dire che Zika, apparentemente innocuo nelle persone adulte che vengono punte dalle zanzare che lo trasportano, mostra la propria pericolosità nella prole che eredità quel DNA e potenzialmente anche nelle generazioni successive.

Contromisure e potenziali focolai

Nel corso del 2016 il virus si è diffuso in tutta l’America Meridionale e adesso sembra esser arrivato anche negli Stati Uniti. La US Food and Drug Administration ha recentemente approvato il rilascio di zanzare geneticamente modificate con geni guasti nelle paludi della Florida in modo da ridurre la popolazione delle Aedes Aegypti, ma si tratta di una contromisura rischiosa nei confronti dell’ecosistema. Le zanzare, pur essendo, in alcune sue specie, uno degli insetti più pericolosi e fastidiosi per l’essere umano, consistono anche in una fonte di cibo per numerosi uccelli, pesci e altri insetti. In Brasile si è promossa una campagna di informazione che consiglia alle donne incinta, o a quelle prossime a diventarlo, di vestirsi con abiti lunghi, di utilizzare appositi repellenti e di non lasciare acqua stagnante in giro, in modo da ridurre le probabilità di essere punti, il tutto in attesa di un futuro vaccino o di una qualche altra soluzione al problema. Le Aedes Aegypti con molta probabilità non emigreranno dalle regioni umide e tropicali che attualmente popolano, ma il virus Zika potrebbe raggiungere aree temperate mediante altri mezzi, come grazie alle Olimpiadi tenute di recente a Rio de Janeiro, occasione perfetta per qualche mutazione dell’RNA che ne faciliti la diffusione.

Possibile struttura del virus Zika secondo il team Visual Science

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Tomass Vadi

Tomass Vadi

Ex-caporedattore della sezione Storia, scrivo di cronaca, scienza, arte e videogiochi.
Studio Beni Culturali all'Università di Torino, nel tempo libero mi dedico all'informatica, alla poesia e alla scoperta del mondo e di me stesso. La mia filosofia di vita è che ogni giorno è buono per imparare qualcosa di nuovo.