Trump ha giustificato le misure contro l’immigrazione musulmana citando un atto terroristico (mai avvenuto) in Svezia. Stoccolma chiede chiarimenti.

Tutto è cominciato con la manipolazione del numero dei sistenitori presenti a Washington all’Inauguration Day. Un maldestro e, tutto sommato, innocuo tentativo di gonfiare la reale entità del supporto popolare al neo-presidente Donald Trump. Poi, si è passati al “massacro di Bowling Green”, fantomatica strage di civili americani per mano di terroristi islamici. Inventata di sana pianta e addotta a motivazione delle misure draconiane contro l’immigrazione musulmana varate dall’esecutivo. La consigliera del Presidente, Kellyanne Conway, li chiama con disinvoltura “fatti alternativi”, “alt-facts“. George Orwell, nel suo 1984, non avrebbe potuto definirli meglio.

L’ultimo capitolo della marcia a tappe forzate degli Stati Uniti verso l’éra dei “fatti alternativi” potrebbe essersi compiuto sabato scorso, 18 febbraio 2017. In quella data Trump è tornato ad arringare le folle dal podio di un comizio in stile campagna elettorale, suo habitat naturale. Argomento: il muslim-ban, il decreto che usa la provenienza da 7 paesi a maggioranza islamica come solo criterio di respingimento per chi vuole entrare negli USA. Il tutto per impedire a persone di religione musulmana di mettere piede su suolo statunitense. Per giustificare la necessità dell’embargo, il Presidente ha infatti citato un attentato accaduto il venerdì precedente in Svezia. Ma l’attacco non è mai avvenuto.

Donald Trump durante un comizio della scorsa campagna elettorale. Photo credit: Gage Skidmore via Foter.com / CC BY-SA

Subito il web si è scatenato in esilaranti caricature e hashtag per prendersi gioco di Trump, a colpi di #lastnightinSweden, #JeSuisIkea e #PrayForAbba. L’episodio ha causato un mezzo incidente diplomatico e l’ambasciata svedese a Washington ha presentato formale richiesta di chiarimenti. Il Guardian ha ipotizzato che Trump abbia confuso la Svezia (Sweden in inglese) con Sehwan, città pakistana teatro di un attentato suicida venerdì sera (che ha provocato 85 morti in una moschea sufi). E, mente si faceva strada l’idea che l’uomo più potente del mondo potesse essere così incompetente da confondere il Pakistan con la Svezia, tornava alla mente la frase al vetriolo con cui Junker salutò la vittoria di Trump: “Perderemo due anni, aspettando che Trump termini di fare il giro del mondo che non conosce”.

Dai suoi profili social, Trump si è affrettato a precisare che si riferiva a un documentario sugli effetti dell’immigrazione sulla Svezia andato in onda su Fox News, la rete dell’amico Rupert Murdock ed emittente preferita dei sostenitori di Trump. Ma, visti i precedenti, viene da chiedersi se davvero si tratti di un innocente scivolone. O se piuttosto questo episodio rientri in una sistematica strategia per la rimozione della verità dei fatti dall’equazione per la costruzione del consenso politico. Come direbbe Humphrey Boghart: “È la post-verità, bellezza”.

di Andrea SEVERINA

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