Come nella famosa trilogia di Suzanne Collins, The Hunger Games, una ragazza ha saputo farsi riconoscere come ispiratrice di una rivolta e trascinare contro il “centro” della grande struttura dei Distretti la maggioranza degli infelici e poveri abitanti delle periferie, vincendo in maniera incredibile il potere precostituito. Un parallelismo azzardato, che serve per sottolineare i toni in parte epici, in parte catastrofici, che si sono inseguiti in queste due settimane di campagna per il ballottaggio: un esercizio di stile che proponiamo per dare una chiave di lettura ironica ad un momento storico della nostra Torino. Per riflessioni più puntuali, altre fonti autorevoli hanno espresso quanto anche noi possiamo condividere.

Non Jennifer Lawrence, in questo caso, ma Chiara Appendino (e proprio la parola “Appendino” in inglese è “Hanger”).

Torino, roccaforte della sinistra e del PD da sempre, capitola oggi con una netta differenza, di 10 punti percentuale. Non un plebiscito ma un risultato nettissimo, una doccia fredda per un sindaco uscente che non aveva poi fatto così male: poco empatico, incastrato in una situazione politica che l’ha portato ad essere al centro di scontri nazionali, nel momento in cui il PD dimostra di non avere certo una grande brillantezza in termini di consenso, erede nobile di una lunga tradizione – quella sì – di amministrazioni più discutibili. E non tanto in termini di risultati, quanto per questioni economiche: Torino è la città col più alto debito pro-capite d’Italia. Il merito è di personaggi che poi sono diventati protagonisti del fantomatico (negato da più parti, ovviamente, denunciato da molti candidati dell’opposizione) “Sistema Torino“; 3-400 persone che hanno sempre avuto cariche pubbliche, prebende, consulenze, cariche e nomine, a turno e con un effetto “tappo” in termini di meritocrazia nei confronti di chi fosse “fuori”. E che sono diventate il facile bersaglio della rabbia cittadina nel tempo della crisi, della disoccupazione, dei problemi sociali.

Il Distretto 13 e la destituzione del Presidente Snow

Distribuzione del voto a Torino – dati YouTrend (https://www.facebook.com/youtrend/photos/a.306810049366044.66253.246504245396625/1020331831347192/?type=3&theater)

Come per gli Hunger Games cinematografici, anche negli Hanger Games nostrani c’è uno scontro tra assetti di potere. Il Partito Democratico e Piero Fassino, il potere costituito, si sono trovati a dover nervosamente giocare in difesa, sminuendo l’avversario che ha però fatto breccia nell’immaginario collettivo. La dinamica per cui le “masse” indolenti si “risvegliano” con la volontà di ribellarsi è una costante, che in questo caso riguarda il centro-destra cittadino: da sempre diviso ed incapace di assumere quella massa critica credibile, quella portata evocativa sufficiente a spingere i delusi ed i disillusi ad impegnarsi e “combattere”. Solo grazie a Mockingjay, il canto della rivolta, rappresentato da Katniss – ehm, Chiara – s’è potuto realizzare “il miracolo”: ed oggi ci troviamo di fronte ad un assetto imprevisto, demonizzato da esponenti del mondo bancario (come il famoso sanpaolino Salza) e del mondo della “cultura” (come Culicchia). Personaggi che si sono sperticati, nell’ultimo periodo, in endorsement a Fassino, talvolta controproducenti, che hanno denunciato debolezza e nervosismo, proprio come nel Distretto 1 assediato e – in ogni discorso ed in ogni manifestazione pubblica – spavaldo nella sicurezza di vittoria. Di contro, la rivoluzionaria che viene dal nulla non è in realtà priva di appoggi di potere consistenti: come il Distretto 13, nel film, mirava in realtà a sostituire la dittatura precedente con un nuovo leader, così nella democrazia cittadina personaggi influenti che hanno saputo schierarsi tra i vincitori con tempistiche adatte non sono mancati. E non sono mancati neanche, a rendere possibile il risultato, ambienti storicamente interni al “sistema” che si sono staccati per veicolare un cambiamento che – solo il tempo potrà dirlo – si presenterebbe invece come totalmente privo di condizionamenti.

La libertà emotiva e le progettualità amministrative

I due racconti e le due trame però differiscono ad un certo punto, avvicinandoci al finale. La giovane ribelle riesce, da brava eroina, a distruggere la tirannide e a dare il via ad una nuova società, più democratica e più giusta. Una sorta di “decrescita felice” in salsa distopica, che c’è un po’ in tutti gli young-adult del genere. Torino, invece che in 12 distretti più uno, è divisa in 8 Circoscrizioni, tutte e otto presiedute dal centro sinistra, che continueranno a darle filo da torcere. E soprattutto, la “decrescita infelice è proprio la base economica che ha costituito l’humus per la vittoria della Appendino (o per dirla in altri termini, per la sconfitta di Fassino): il sopracitato debito di oltre 3 miliardi di euro, che pesa sulle spalle di tutti i cittadini, ed una libertà d’azione che è senz’altro molto limitata rispetto al parallelo letterario/cinematografico. Le suggestioni di nuovi e differenti modelli sono ancora molto nebbiose, ma sicuramente la nuova sindaca non potrà rifugiarsi nelle zone in cui è nata per vivere in solitudine: dovrà dimostrare molto, a livello locale ed a livello nazionale. Se da un lato molti saliranno sul carro del vincitore, infatti, e si diranno da sempre simpatizzanti del M5S, dall’altro lato ogni inciampo assumerà rimbombi importanti e verrà ingigantito. E molti elettori che hanno effettuato la loro scelta su basi emotive e non “contenutistiche” scopriranno che cosa hanno acquistato a scatola chiusa: un progetto molto meno “abbozzato” di quanto l’ex maggioranza accusava il M5S di aver proposto, in molte parti fortemente caratterizzato da linee guida precise (come l’esclusione dei privati dagli investimenti per le opere pubbliche). Da oggi, la nuova Snow è lei.

Da parte nostra, auguriamo il meglio alla città e aspettiamo le prossime puntate.

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Giovanni Vagnone di Trofarello e di Celle Direttore Resp.

Giovanni Vagnone di Trofarello e di Celle Direttore Resp.

Direttore Responsabile di Retrò Online - Magazine, giornalista iscritto all'Albo dei Pubblicisti del Piemonte dal 2006, laurea magistrale in Scienze Giuridiche a Torino e master di primo livello in Amministrazione Pubblica alla Bocconi di Milano, collabora con diverse testate locali e nazionali e lavora come libero professionista nel campo delle pubbliche relazioni, della comunicazione strategica e del copywriting.