Mercoledì 20 luglio al Valentino si è tenuto il primo evento in Piemonte dedicato a Pokèmon GO.

Una parte dei partecipanti al Valentino.

Per chi ancora non la conoscesse, Pokèmon GO è un’app per smartphone, uscita in Italia il 15 luglio, che permette di trovare e catturare Pokèmon nel mondo reale sfruttando il sistema GPS. Si tratta infatti di un gioco di realtà aumentata, che mostra cioè dati e immagini digitali proiettati sullo schermo del cellulare che si sovrappongono al reale. Il successo di Pokèmon GO, nonché la necessità di muoversi realmente per catturare nuovi mostriciattoli, ha creato un nuovo fenomeno sociale e ha portato molti allenatori (così si chiamano i giocatori di Pokèmon) a organizzare ritrovi e raduni in cui incontrarsi dal vivo per condividere la propria passione.

Dopo gli eventi a New York, Tokyo e Pechino, la sera di mercoledì 20 luglio a Torino si è svolto uno dei primi PokèTour in Italia, e sicuramente il primo in Piemonte: la cosiddetta Pokèmon GO Street Parade ha visto partecipare una cinquantina di persone, sia ragazzi che ragazze, per andare insieme a caccia di Pokèmon. Il ritrovo è iniziato alle 20:30 all’Arco del Valentino ed è poi proseguito con un percorso sul Lungo Po e all’interno del Parco.

I partecipanti erano prevalentemente sui 20-30 anni (la generazione di ragazzi che hanno vissuto da piccoli l’esplosione del franchise giapponese nel 1995), con pochi bambini e poche persone di età più avanzata. L’entusiasmo dell’evento è stato purtroppo smorzato dall’assenteismo (da Facebook risultavano oltre trecento partecipanti all’evento) e dai problemi ai server di Pokèmon GO, che hanno impedito a molte persone di connettersi e giocare all’app di Niantic. Il bilancio è comunque positivo perchè si tratta di una delle primissime iniziative in Italia di aggregazione sociale legate ai videogiochi.

Retrò Online era presente e ha rivolto qualche domanda all’organizzatore dell’evento nonché gestore della pagina Facebook Pokèmon GO Torino, Jacopo Novara.

“Ciao Jacopo, dicci un po’ com’è nato questo ritrovo e quali sono i tuoi pensieri al momento.”
“In realtà questa Pokèmon GO Street Parade è nata un po’ per caso: ho creato l’evento tramite la pagina Facebook e poi tutto il resto è venuto da sé. L’idea è di riunire diversi gruppi di persone. Quel che mi stupisce è che questa applicazione sta rendendo molti luoghi più sicuri: ad esempio ora è possibile girare all’una di notte per il Valentino senza temere nulla, cosa prima impossibile, perchè è pieno di giocatori.”

“La serata è stata rovinata dai problemi ai server di gioco?”
“Beh, certamente i server non funzionanti non hanno aiutato. Avrebbero fatto comodo e creato più partecipazione. Per quanto riguarda il problema partecipativo bisogna contare che dobbiamo ancora superare l’ostacolo e la reticenza del videogioco, che un po’ imbarazza.”

“Nonostante i buoni numeri e l’alta partecipazione femminile forse è mancata un po’ di coesione tra i partecipanti.”
“In effetti il gruppo era molto slegato, ma d’altronde è una cosa nuova, è una novità ed è sempre difficile. Questo è il primo videogioco che fa vedere agli altri che stai giocando. Comunque la partecipazione è sopra le aspettative, ci aspettavamo quattro gatti.”

“Contate di organizzare altri PokèTour?”
“Assolutamente, questo era il primo ritrovo ma ne faremo certamente un altro dopo le vacanze, verso settembre, quando fa meno caldo, non ci sono gli esami universitari e i problemi ai server saranno risolti.”

Insomma, nonostante le difficoltà sembra che Pokèmon GO stia diventando un fenomeno sociale sempre più diffuso e accettato, pure in Italia dove spesso i pregiudizi nei confronti dei videogiochi tengono ancora banco. Ma qualcosa sta cambiando anche qui e Pokèmon GO ne è un chiaro esempio.

Una parte del corteo presente al Parco del Valentino.

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Lorenzo Plini

Lorenzo Plini

Piemontese, italiano, europeo, cittadino del mondo. Laureato in Scienze della Comunicazione all'Università di Torino, sono da sempre appassionato di videogiochi, computer e cinema. Da curioso esploratore del Web, fin dal 2011 scrivo di videogame e giochi di ruolo su diverse testate italiane cercando di sviscerare gli aspetti più interessanti e culturali del medium virtuale. Perchè anche nel (video)gioco vi può essere una dimensione artistica.