Tom Enders , amministratore delegato di Airbus, ha svelato al pubblico qualche giorno fa Vahana, un progetto per la realizzazione di taxi-volanti senza pilota

Un’idea per sorvolare il traffico

E’ mattino e dovete andare al lavoro. Uscite di casa in auto e vi trovate intrappolati in un ingorgo apocalittico senza uscita. L’ansia e lo stress crescono mentre cercate di districarvi tra clacson e semafori. Chi di voi non ha sognato in quei frenetici momenti di potersi librare sopra il traffico veleggiando serenamente verso la meta?

Photo credit traffico: Thomanication via Foter.com / CC BY-ND

La risposta di Airbus, il noto colosso dell’aviazione, è rendere reali mezzi che finora hanno vissuto solo nei fumetti o nei film di fantascienza. Nei prossimi anni infatti renderà disponibili i primi taxi volanti senza piloti. Il passeggero non dovrà far altro che accomodarsi e godersi una tranquilla crociera fino alla destinazione. A dispetto delle apparenze da bufala si tratta di un progetto vero e proprio come ha spiegato al pubblico Tom Enders, l’amministratore delegato di Airbus. Durante il suo intervento al DLD Tech Conference di Monaco infatti ha illustrato nel dettaglio Vahana, il progetto per un velivolo monoposto a decollo verticale senza pilota. Questo incrocio tra un UAV ed un elicottero monoposto avrà una propulsione elettrica. Airbus ha in mente infatti di dotare questo veicolo di quattro rotori elettrici in grado di cambiare il loro settaggio nelle varie fasi del volo per permettere decollo e atterraggio. I primi flight tests di questo veicolo sono previsti per la fine del 2017 mentre il lancio vero e proprio entro 4 anni. Sebbene sembri un traguardo irrealizzabile, specialmente considerate le tempistiche medie di un progetto aeronautico, Rodyn Lyasoff, uno dei responabili del progetto, sostiene che non sia così impossibile. “La gran parte delle tecnologie richieste, dalle batterie ai motori passando per l’avionica, sono già disponibili” afferma Lyasoff. Ci sono però diversi aspetti che il progetto dovrà approfondire prima di poter “spiccare il volo”. In primo luogo è richiesta una avanzatissima tecnologia di sense-and-avoid, qualcosa che è stato appena introdotto nelle auto e che di sicuro non è maturo in ambito aeronautico. Un altro aspetto critico è sicuramente quello legale- burocratico. Chi gestirà infatti l’infrastruttura necessaria al funzionamento di questi apparecchi nelle nostre città? Come verrà regolato il servizio e chi li assicurerà?. Le domanda a cui dare una risposta sono ancora molte ed è assai probabile che le previsioni di Airbus su un rapido svolgimento del programma siano quanto mai ottimiste, ma ciò non esclude che il solo fatto di averci cominciato a lavorare seriamente sia di per sé un grande passo in avanti.

Un futuro “senza piloti”

Questo progetto di Airbus, così come gli innumerevoli altri che negli ultimi anni hanno preso piede, sembra orientare tutti in un’unica direzione: un futuro senza piloti. Se ad oggi infatti si arriva al massimo a metropolitane senza conducente come ad esempio quella di Torino od automobili che si parcheggiano da sole, tra qualche anno l’utopia di salire su un mezzo e non aver bisogno della supervisione umana per farlo muovere potrebbe trasformarsi in realtà.

Photo credit futurama: inacentaurdump via Foter.com / CC BY

Nel mondo aeronautico gli UAV sono già una realtà da diversi anni, ma pensare di usarli per funzioni così delicate come il trasporto dei passeggeri finora è stato off-limits. Non ci sono infatti solo limiti tecnologici e di sicurezza da superare ma qualcosa di molto più grande e complesso, la psiche umana. Già oggi infatti molte persone hanno paura a salire su un aereo, figurarsi sapendo che non c’è nessuno a pilotarlo, ma che è tutto in mano ad un algoritmo. La maggior parte degli incidenti aerei è dovuto a cause “umane” (da casi estremi come quello della Germanwings nel 2015 ad altri meno eclatanti), ma le paure ancestrali delle persone sono qualcosa che nemmeno i dati di fatto possono sconfiggere. La sfida, per quanto ardua, non spaventa però Airbus che ha infatti già ben chiari in mente i potenziali fruitori di questi veicoli. Si pensa infatti a servizi molto simili all’attuale car-sharing, dove un utente con uno smartphone può prenotare un passaggio “al volo”. C’è molta fiducia da parte degli sviluppatori riguardo le potenzialità del nuovo sistema. “Nel giro di dieci anni potremmo aver prodotto veicoli in grado di cambiare la vita di migliaia di persone” afferma Lyasoff. Il team di progetto, composto da esperti interni ed esterni, è restato segreto fino al Febbraio dello scorso anno ma a oggi ha trovato un accordo sul design del velivolo e sta cominciando a costruire e testare i sottosistemi. Il mondo di Futurama è più vicino di quanto si pensi…

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Marco Borghetto

Marco Borghetto

Classe 1991, sono laureato in Ingegneria Aerospaziale al Politecnico di Torino nell'indirizzo Aeromeccanica e Sistemi.