Pochi giorni fa la NASA ha comunicato di aver individuato nei pressi della costellazione dell’Acquario un “micro” Sistema Solare con 7 pianeti, orbitanti attorno ad una stella nana, che potrebbero ospitare la vita

Un Sistema Solare “in miniatura”

Non è la prima volta che viene annunciata la scoperta di pianeti simili alla Terra al di fuori del Sistema Solare. Da Proxima-b a Kepler-78b negli ultimi anni è stato un susseguirsi di annunci su nuovi corpi celesti eccezionali che potrebbero ospitare la vita. Quanto annunciato dalla NASA nella conferenza stampa di questa settimana però va al di là di ogni immaginazione. Grazie al telescopio Trappist, installato nello European Southern Laboratory in Cile, i ricercatori hanno infatti scoperto qualcosa di simile ad un “Sistema Solare in miniatura”, 7 pianeti che ruotano attorno ad una stella nana ultrafredda, Trappist-1.

Photo credit nasa logo: JD Hancock via Foter.com / CC BY

La ricerca, realizzata in coordinamento con l’Università di Liegi (Belgio) e pubblicata sulla rivista Nature, suscita scalpore soprattutto per la natura di questi pianeti. Di questi infatti i sei più vicini alla stella sono con molta probabilità rocciosi e paragonabili, per dimensioni e temperatura, alla Terra. La conoscenza sul settimo, per contro, è ancora scarsa e questa circostanza ne impedisce un’analisi completa. Il tutto, a detta del coordinatore della ricerca Michael Gillon, si trova nella costellazione dell’Acquario concentrato in uno spazio paragonabile a quello occupato da Giove con i suoi satelliti e dista da noi 40 anni-luce (40 volte la distanza percorsa dalla luce in un anno). Volendo trasferire questo data su scale più “terrestri”, si tratta di circa 235 trilioni di miglia, una distanza che nella scala infinita dell’Universo è meno grande di quanto possa sembrare. Se già questo non fosse sufficiente a rendere questa scoperta eccezionale interviene un ultimo aspetto, quello che fa più scalpore. Secondo gli astronomi che hanno svolto le ricerche infatti, di questi sette “cugini” della Terra, almeno tre orbiterebbero ad una distanza tale da consentire all’acqua di restare in superficie allo stato liquido, fornendo così uno degli ingredienti fondamentali per la nascita della vita. Questi tre esopianeti (pianeti al di fuori del nostro Sistema Solare) si troverebbero quindi nella cosiddetta “zona abitabile”, chiamata in inglese “Goldilocks zone” (“zona di Ricciolidoro”, dalla nota fiaba per bambini), dove la stella scalda i pianeti che le orbitano attorno in un range di temperature comprese tra 0 e 100 gradi. Detto in altri termini, potrebbero ospitare delle forme di vita.

Durante la conferenza stampa Michael Gillon ha reso note anche altre peculiarità interessanti. Queste simil-Terre, per esempio, compiono la loro orbita completa in pochi giorni facendo sì che un anno in quel sistema duri appena una dozzina di giorni. E’ possibile inoltre che i pianeti siano legati a Trappist-1 in modo tale da mostrare alla stella sempre la stessa metà. In questo modo una parte è costantemente esposta alla luce mentre l’altra è sempre all’ombra, con venti impetuosi a collegare queste due zone.

La continua sfida per trovare “l’anima gemella”

Come accennato, i 7 pianeti rivelati al grande pubblico nei giorni scorsi non sono i primi a cui sono stati attribuite le stigmati di “Nuova Terra”. Negli ultimi anni la scoperta di esopianeti  è diventato un fatto comune. Solo 20 anni fa però non c’era la certezza che questi pianeti orbitassero attorno alle stelle come fanno quelli del nostro sistema. Il primo che ha confermato quanto si supponeva è stato scoperto nel 1995 e da allora il loro numero è cresciuto in modo esponenziale arrivando ad oggi, secondo stime della NASA, a 3449. La maggior parte di essi è composta da giganti ghiacciati, giganti gassosi (come Giove) o Superterre (pianeti rocciosi con massa fino a 10 volte superiore a quella terrestre).

Photo credit earth: NASA Goddard Photo and Video via Foter.com / CC BY

A fronte delle categorie sopracitate, quella dei pianeti di tipo terrestre rappresenta una minoranza (al momento 348), cionondimeno, considerato che siamo ancora all’inizio dell’osservazione della volta celeste, il loro numero non può che aumentare, e con esso quello dei potenziali “sosia” della Terra. La ricerca infatti procede spedita servendosi di strumenti estremamente potenti come Kepler, il satellite della NASA lanciato nel 2009. Osservando e misurando la variazione di luminosità delle stelle questo satellite è in grado di individuare la presenza di un pianeta. Quando infatti un esopianeta passa davanti alla stella ne affievolisce la luminosità.

Quanto scoperto finora su questi sette pianeti è sicuramente di enorme interesse ma molto resta ancora da fare. Bisognerà per esempio capire che tipo di atmosfera possiedono. La sola presenza dell’acqua infatti non basta per poter rendere questi pianeti abitabili in quanto eventuali forme di vita aliene necessiterebbero anche di una adeguata aria “da respirare”. Quel che è certo è che appare ormai sempre più evidente come trovare la vita su altri pianeti diventi via via  meno impossibile e sempre più probabile. Passeranno molti anni, decenni, forse secoli prima che ci sia la prova definitiva che non siamo soli nell’Universo, ma la continua scoperta di “case” simili alla nostra è sicuramente un buon segno.

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Marco Borghetto

Marco Borghetto

Classe 1991, sono laureato in Ingegneria Aerospaziale al Politecnico di Torino nell'indirizzo Aeromeccanica e Sistemi.