Nascosto tra il Po e le colline del chivassese, nel comune di Monteu da Po si trova il sito archeologico di Industria, i cui primi lavori di scavo risalgono al XVIII secolo. I ritrovamenti di Monteu da Po aprirono la strada alla riscoperta dei siti archeologici romani in Italia

 

 

“Nascosto” è forse l’aggettivo più adatto: Monteu da Po non è un paese molto noto. Raccoglie poche centinaia di abitanti in una zona considerata di passaggio, a circa mezz’ora di macchina da Torino e poco prima di addentrarsi nelle colline dell’astigiano. Zone industriali, locali per viaggiatori e incroci punteggiano la Strada Provinciale della Val Cerrina, che affiancando il Po collega quest’area con Torino. Proprio a uno di questi incroci compare l’indicazione stradale per “Industria”. Non si tratta dell’ennesimo insieme di capannoni, ma di un sito archeologico. Il sito archeologico con gli scavi più antichi di tutta Italia.

 

La storia del sito.

Una meraviglioso ritrovamento

Correva l’anno 1745. A Torino era stato fondato da pochi anni il Museo dell’Università. Volendo innalzarlo fin da subito a un certo prestigio, il re di Sardegna Carlo Emanuele III incaricò due religiosi di reperire tutte le testimonianze di arte antica che riuscissero a trovare.  I due erano Giovanni Paolo Ricolvi e Antonio Rivautella. All’epoca l’opinione comune era che il Piemonte, regione alla periferia delle vicende della storia antica, avesse ben poco da offrire. Ma Ricolvi e Rivautella, ferventi studiosi e appassionati archeologi, avevano già portato alla luce diversi reperti. E soprattutto conoscevano la letteratura latina. Avevano bene in mente le parole di Plinio il Vecchio, che menzionava in due sue opere una fantomatica Industria tra i nobilia oppida della regione augustea IX Liguria. Alcuni la credevano l’antica Casale Monferrato. Altri, tra cui loro due, avevano identificato un altro sito, più prossimo alla confluenza del Po con la Dora Baltea. Si misero subito al lavoro, e quello che trovarono fu entusiasmante.

“Speriam pertanto, che gli amatori dell’Antichità ci avranno grado, che noi loro partecipiamo una bellissima iscrizione in bronzo di fresco trovata contenente il nome di una antica città, di cui ignoravasi il sito, ed ora non solamente questo, ma molte ragguardevoli notizie siamo in istato di dare al Pubblico. Quella si è l’antica Città d’Industria nominata due volte da Plinio”

Queste le parole con cui celebravano il ritrovamento di una lastra in bronzo. In essa era indicato il nome degli antichi abitanti del luogo con la parola Industriensium. Accanto c’era un’altra parola, pastophorum, che indicava i sacerdoti di Iside. In un solo reperto avevano trovato la conferma di tanti anni di deduzioni, scoprendo qualcosa in più: il culto della dea Iside, nato in Egitto e diffusosi poi nel Mediterraneo, era giunto fin lì.

Il loro volumetto Il sito dell’antica città di Industria scoperto e illustrato, aperto con le parole sopracitate, fu pubblicato quello stesso anno.

A Pompei si sarebbe iniziato a scavare soltanto 3 anni dopo, nel 1748.

 

Dall’opera di Ricolvi e Rivautella, l’iscrizione latina così come compare sulla lastra di bronzo da loro ritrovata. Si noti l’espressione Pastophorum Industriensium tra quart’ultima e penultima riga. 
Fonte: Soprintendenza per i beni archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie / Wikimedia Commons / CC BY-SA 3.0

Un teatro a Industria?

Il loro lavoro diede impulso a nuove ricerche, che però rimasero sporadiche e poco organizzate fino al secolo successivo.

Fu il conte Bernardino Morra di Lauriano a riprendere in mano le sorti di Industria. Tra il 1808 e il 1811 gestì nuovi scavi, più sistematici, che diedero al sito un’identità. Gran parte di ciò che si può vedere oggi lo dobbiamo al suo intervento. Nella sua accurata catalogazione, scritta in francese e oggi conservata presso la biblioteca dell’Accademia delle Scienze di Torino, si menzionano vari tipi di ritrovamenti: rovine, oggetti di uso quotidiano e materiali in fase di lavorazione. Oltre all’acquedotto, alle terme e ad altri edifici pubblici, a questi anni risale il rinvenimento di un edificio semicircolare. Il conte e i suoi collaboratori pensarono di trovarsi di fronte al teatro: quest’idea sarebbe rimasta nell’ambiente accademico fino al secolo successivo.

Industria dall’alto. E’ ben riconoscibile sulla destra l’edificio semicircolare rinvenuto dal conte Morra di Lauriano
Fonte: Soprintendenza per i beni archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie / Wikimedia Commons / CC BY-SA 3.0

 

 

La grande quantità di oggetti portava testimonianze di varie epoche. Alcune medaglie avevano il ritratto di Adriano (II sec. d.C.), altre di Teodosio (IV sec. d.C.). La qualità artistica dei manufatti, così come la presenza di edifici pubblici e monumenti, fece immaginare al conte Morra “un’esistenza di splendore” della città al tempo di Augusto. Allo stesso modo altri ritrovamenti (metalli fusi, legno carbonizzato), databili ad alcuni secoli dopo, lasciavano pensare a un incendio. Forse un’invasione barbarica? Probabile, dato che si trattava del periodo in cui gli Unni di Attila scorrazzavano per l’Europa.

A pochi metri di distanza tra loro c’erano l’apogeo e il declino della città. Era possibile dare un primo abbozzo alla sua storia.

 

La scoperta del santuario di Serapide e la nuova identità della città

Industria fu nuovamente trascurata per molti anni, fino agli anni ’70 del XIX secolo. Fu allora che Ariodante Fabretti, storico direttore dell’allora Regio Museo Egizio e di Antichità, riprese in mano le carte del conte Morra. Resosi conto del prezioso tesoro archeologico praticamente ignorato che c’era a Monteu da Po, continuò le ricerche. Furono portati alla luce nuovi oggetti: una lapide funeraria, marmi, bronzi e altri materiali lavorati. Gran parte dei ritrovamenti di questo periodo ancora oggi arricchiscono il Museo di Antichità (ente a cui sono rimasti dopo il suo distaccamento dal Museo Egizio).

La cura del sito passò sempre più dall’iniziativa privata a una sensibilizzazione pubblica. Cominciarono a occuparsene vari enti: l’Università di Torino, la SPABA (Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti) e la Soprintendenza ai Beni Archeologici del Piemonte. Negli anni ’60 del XX secolo si capì che quell’edificio semicircolare, identificato come teatro dal conte Morra, era in realtà un edificio religioso. Più precisamente il santuario di Serapide.

 

Gli ultimi anni a Monteu da Po

Negli ultimi decenni la Soprintendenza ha lavorato sulla datazione dei reperti, per una maggior comprensione della storia della città. Nel frattempo ci sono stati nuovi ritrovamenti, grazie all’ampliamento dell’area di scavo. Ad oggi sono stati portati alla luce quasi tre isolati. Si suppone che l’abitato originario ne avesse almeno una decina, e si è ancora alla ricerca di importanti edifici. Ancora nessuna traccia, ad esempio, della necropoli, delle mura e dell’anfiteatro. I progetti di allargamento del sito devono fare i conti, però, con gli interessi degli abitanti del luogo. Non sono rare a Monteu da Po le controversie tra Stato e privati: il primo reclama i terreni su cui giace l’antica città, i secondi reputano irrisorie le cifre offerte. Emblematico è il caso del foro: ancora sotto terra, si trova interamente all’interno di un terreno privato adiacente al sito.

 

La vecchia stazione ferroviaria di Monteu da Po (oggi in disuso), al di là della siepe che delimita il sito archeologico. Tra i vari progetti di riqualificazione, c’è l’idea di utilizzarla come piccolo museo. La fotografia è stata realizzata sotto una copertura di recente costruzione per la protezione di alcuni mosaici
Fonte: Matteo Gervasi

 

Uno dei mosaici situati sotto la copertura, durante un lavoro di restauro.
Fonte: Matteo Gervasi

 

Camminando per le strade di Industria.

Una passeggiata nel centro città

Le rovine principali oggi visibili sono quelle di due domus e dell’area sacra. Essa, composta dal tempio di Iside e dal santuario di Serapide, era il fulcro dell’impostazione urbana della città. Le strade, costruite secondo uno schema nord-sud/est-ovest, facevano riferimento al tempio e a rigidi principi astronomici. Tutte le altre abitazioni si adattavano allo schema.

 

Illustrazione dell’impianto urbano.
Fonte: Sergio Sapetti / Wikimedia Commons / CC BY-SA 3.0

 

 

La città fu probabilmente fondata nel II sec. a.C., durante un’ondata di espansione sotto il console Marco Fulvio Flacco. L’area era già stata abitata, secondo quanto riportato dallo stesso Plinio il Vecchio: l’autore menziona nella Naturalis Historia un precedente villaggio ligure, Bodincomagus (che significa “mercato sul Po”). Nulla ci è pervenuto di questo villaggio. Comunque è certo che l’area si prestava al commercio già prima della fondazione di Industria. L’arrivo dei Romani semplicemente incrementò la tendenza. Passeggiando per la via, se si chiudono gli occhi sembra quasi di sentire le voci dei mercanti. Le domus erano abitazioni private, presumibilmente anche di 2 o 3 piani, che in prossimità della strada lasciavano spazio alle botteghe (tabernae). In questo punto la via è larga, dotata di attraversamenti pedonali e forse fiancheggiata da portici. È difficile da immaginare, visto che oggi rimangono solo le fondamenta, ma siamo in pieno centro città. È probabile che qui le attività artigianali si alternassero velocemente, e che i mercanti facessero carte false per accaparrarsi un posto. Anche perché questa strada portava dritta al porto.

 

Il porto

In Piemonte? Un porto? Ebbene sì, Industria era un importante porto fluviale. Nonostante i Romani fossero grandi costruttori di strade, i fiumi all’epoca rimanevano la via più rapida. Industria, l’abbiamo detto, è a ridosso del punto in cui la Dora Baltea confluisce nel Po. Questo affluente rappresentava un collegamento diretto per e dalla Valle d’Aosta. Nella Vallée si estraevano i metalli e si mettevano sulle imbarcazioni. Venivano così trasportati fino a Industria, dove erano lavorati e messi sul mercato. Questa, in sintesi, la rotta commerciale che decretò la fortuna della città fino al IV sec. d.C.. Il Po da questo punto era agevolmente navigabile fino alla foce. Inoltre all’epoca il letto del fiume era più spostato verso sud di alcune centinaia di metri, all’altezza dell’attuale abitato di Monteu da Po. Industria sorgeva proprio in corrispondenza dell’argine meridionale.

Dall’opera di Bernardino Morra di Lauriano: mappa che mostra l’attuale corso del Po, a nord, e il letto antico, visibile più a sud nella sottile linea grigia che lambisce il sito di Industria.
Fonte: Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie / Wikimedia Commons / CC BY-SA 3.0

 

Iside e Serapide, dei egizi “migranti” nel Nord Italia

L’area sacra era il vero fulcro della città. Rappresentava il perno dell’urbanistica ed era meta di pellegrinaggio, fonte di turismo nonché il luogo più frequentato dagli stessi cittadini. Non è un caso che i luoghi del commercio fossero distribuiti soprattutto intorno a quest’edificio. Inoltre il particolare tipo di culto rende Industria un sito archeologico unico e prezioso. È l’unica testimonianza attualmente presente in Piemonte. Iside e Serapide appartengono alla tradizione egizia. Il loro culto si diffuse nel Mediterraneo sotto la dinastia tolemaica (IV sec. a.C.), e giunse in Italia a partire dal II sec. a.C.. Prima nel meridione e a Roma, poi nel Nord, tramite il porto di Aquileia. A Industria il tempio di Iside fu costruito nel I sec. d.C.. Successivamente, sotto Adriano (II sec. d.C.), fu realizzato il santuario di Serapide con la tipica forma semicircolare, ben visibile ancora oggi. Ciò che invece non possiamo più ammirare sono le alte mura dell’edificio, concepite per dividere in modo netto il sacro dagli ambienti civili. Nel tempio c’erano piccole stanze accessibili soltanto ai sacerdoti, i pastophoroi. Erano luoghi così sacri che non si voleva alcun tipo di infiltrazione dall’esterno.

Il santuario di Serapide fotografato dal lato ovest. Si noti l’opera di piantumazione, ovvero di disposizione e potatura delle piante a evocazione delle strutture architettoniche
Fonte: Matteo Gervasi

 

E così, di fianco al chiasso delle tabernae, ci si ritrovava catapultati in un ambiente pregno di ordine, di riflessione, di preghiera. Una città movimentata e vitale da un lato, meditativa dall’altro, dentro a quest’edificio fondeva le sue due anime. E ancora oggi ai posteri dà l’idea di quanto fosse dinamica e varia la vita di 2000 anni fa a Monteu da Po.

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Matteo Gervasi

Matteo Gervasi

Laureando in giurisprudenza all'Università di Torino.
Mi occupo di sport, internazionalità e cultura.
Credo molto nel dialogo e nel confronto, essenziali per raggiungere trasparenza e obiettività, nella vita quotidiana così come nel mondo dell'informazione.