E’ risaputo da tutti che l’Ottocento fu un secolo complesso non soltanto sotto il profilo storico, ma anche e soprattutto in merito alle arti – di cui si fa capofila la pittura. E’ questo il secolo del Divisionismo, dei Macchiaioli, del Verismo, della pittura romantica, delle opere degli scapigliati. Una stagione eccezionale per gli artisti italiani. L’espressione artistica del XIX secolo è l’immagine concreta di una complessità storica senza precedenti. E la mostra bresciana dal titolo “Da Hayez a Boldini. Anime e volti della pittura dell’Ottocento” ne è la piena conferma. La mostra sarà visitabile fino all’11 giugno 2017 a Palazzo Martinengo, che durante il Novecento è stato prima sede della questura cittadina e in seguito – grazie all’intervento dell’amministrazione provinciale – è divenuto sede di mostre e di un percorso archeologico sotterraneo.

A curare la mostra è il giovane Davide Dotti, che ha saputo allestire l’evento culturale attingendo dal contributo di collezioni private e fornendo poi un percorso ragionato sulle opere, grazie al quale il visitatore può comprendere meglio gli usi e le tradizioni di quel periodo storico. Una pittura che, dunque, vuol essere una chiave di lettura profonda di un’epoca.

Pittura: Giovanni Fattori, Butteri (1893). Photocredit: Pubblico dominio/Wiki/Giovanni Fattori – en:Image:Giovanni Fattori.jpg

Un cammino che va da Hayez a Fattori a Segantini, senza dimenticare De Nittis, Morbelli e Boldini: autori che testimoniano momenti storici significativi per l’Ottocento italiano e non solo. La profondità dei romantici è così sapientemente giustapposta alle campiture colorate dei Macchiaioli, fino al colpo-d’occhio degli impressionisti. La mostra prende l’avvio dall’Amore e Psiche di Antonio Canova, nella copia in gesso che ricorda il capolavoro in marmo attualmente esposto presso l’Ermitage di San Pietroburgo. Di Canova è ancora esposto il dipinto le Tre Grazie, che riporta un dettaglio bizzarro quanto fondamentale per comprendere appieno la personalità dell’artista. Al suo nome, infatti, il Canova ha aggiunto le lettere “sc”, a testimoniare in tal modo come la sua preferenza spetti essenzialmente alla scultura.

Nella stanza dei romantici domina la figura di Francesco Hayez, che troneggia nel singolare dipinto Maria Stuarda sale al patibolo, un’eccezionale opera di tre metri per due. E così ancora i divisionisti, gli artisti innamorati dell’Oriente, i cultori dell’esotismo, i “fotografi” della vita quotidiana tanto cara ai pittori veristi. La mostra si esaurisce allora nelle opere della Belle Epoque, tra i capolavori di Boldini e De Nittis, nei colpi di pennello di quanti hanno saputo anticipare – senza troppo stridere – le avanguardie dissacranti del XX secolo.

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Stefano Boscolo

Stefano Boscolo

Stefano Boscolo nasce a Torino nel luglio 1986. È laureato a pieni voti in Lettere e con lode in Culture moderne comparate presso l'Università degli Studi di Torino. È autore di diverse pubblicazioni e di una tesi sull'Immagine di Cristo, il culto mariano e il significato della salvezza nella poetica di Karol Wojtyla. È studente nel corso di laurea magistrale in Filologia e Letterature dell'Antichità. È uditore presso la Facoltà teologica dell'Italia settentrionale - Torino.