L’estrazione mineraria sugli asteroidi, trampolino di lancio per la colonizzazione dello spazio, potrebbe non esser più un traguardo così distante

La colonizzazione dello spazio sembra essere una fantasia così lontana dai nostri giorni, un tema relegato ai libri e ai film di fantascienza. D’altronde facciamo sforzi enormi per mandare una singola sonda nello spazio, miliardi vengono investiti per permettere ad una stazione dotata di personale di orbitare attorno alla Terra, soltanto un allunaggio umano è riuscito fino ad oggi, come potremmo colonizzare altri pianeti? La risposta a tale quesito, secondo numerosi astronomi, è nascosta in quelle fredde rocce che spesso ci spaventano con il loro passaggio: gli asteroidi.

Asteroidi: miniere d’oro erranti

L’asteroide 243 Ida.

Gli studi condotti sugli asteroidi negli ultimi decenni hanno permesso di catalogare questi corpi celesti sotto diversi “tipi” in base alla loro composizione. In questo momento l’attenzione è rivolta a quelli composti di condrite carboniosa, appartenenti al Tipo C, che contengono carbonio, fosforo e azoto, tutti elementi utilizzabili in missioni spaziali, necessari per la produzione di aria respirabile e fertilizzanti per le coltivazioni nello spazio. Ma ancora più importante è la presenza di grandi quantità di acqua e composti organici che lega questi ammassi argillosi, soprattutto se si va a considerare che per lanciare dalla Terra quattro litri di acqua nello spazio la spesa stimata ammonta a circa $85.000. L’acqua, oltre a permettere la sopravvivenza di equipaggio ed eventuali colture, può essere utilizzata per proteggersi dalle forti radiazioni presenti fuori dalla magnetosfera terrestre e può essere scomposta per creare carburante ad hoc per sonde e navicelle. Altre varietà di asteroidi, come il Tipo S e il Tipo M, sono ricche di metalli e minerali rocciosi, più difficili da scavare, ma ferronickel, cobalto e silicio possono essere adoperati per la creazione di semiconduttori e vetro, laddove metalli appartenenti al gruppo del platino possono servire per creare superconduttori resistenti alla corrosione. Se in un futuro si potesse integrare l’estrazione di risorse dagli asteroidi alla tecnologia della stampa 3D sarebbe più che plausibile la produzione di stazioni o habitat direttamente nello spazio, senza dover spendere miliardi per lanciarli dalla Terra, fornendo un trampolino di lancio per la ricerca scientifica e la colonizzazione dello spazio.

La missione OSIRIS-REx

Sebbene la maggior parte degli asteroidi presenti nel Sistema Solare si trovi nella Fascia Principale, un’area compresa fra l’orbita di Marte e quella di Giove, esistono più di 14.000 NEO (Near Earth Objects), asteroidi che si trovano a una distanza molto minore dalla Terra. Ciò ha permesso di studiarne la composizione attraverso l’uso di spettrometri, ma non abbiamo molte prove dell’accuratezza di queste analisi e non sono molti gli spettrometri adibiti allo studio di asteroidi. A tal proposito la NASA ha programmato la missione OSIRIS-REx (Origins Spectral Interpretation Resource Identification Security Regolith Explorer) che consiste in una sonda, che verrà lanciata nel settembre 2016, il cui compito sarà di avvicinarsi all’asteroide 101955 Bennu e, fra le altre analisi, di studiarlo con lo spettrometro OVIRS di cui sarà equipaggiata. In seguito la sonda preleverà un campione dalla superficie di Bennu e nel 2023, quando tornerà sulla Terra, potremo stabilire se gli spettrometri attualmente in uso sono efficaci o meno.

La sonda OSIRIS-REx ci dimostrerà se abbiamo la tecnologia adeguata a intraprendere una campagna di estrazione mineraria nello spazio.

La corsa… all’asteroide!

Nell’eventualità di una risposta positiva negli Stati Uniti sono già nate due società, Planetary Resources e Deep Space Industries, che si stanno specializzando proprio nell’estrazione mineraria nello spazio e sarebbero le prime a partecipare alla “corsa all’asteroide”, mentre il Lussemburgo ha offerto un incentivo di ben €200.000.000 per qualunque società affine decida di stabilire il proprio quartier generale all’interno dei suoi confini. Il problema più grande in questo momento consiste nel trovare una soluzione più economica per poter produrre e adoperare spettrometri da adibire allo studio della composizione dei NEO, in quanto la sola missione OSIRIS-REx è costata circa un miliardo di dollari e vi sarà necessità di studiare decine o centinaia di asteroidi in poco tempo. Una volta superato questo scoglio la strada per lo spazio potrebbe davvero essere in discesa.

Progetto di estrazione mineraria delle Deep Space Industries

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Tomass Vadi

Tomass Vadi

Ex-caporedattore della sezione Storia, scrivo di cronaca, scienza, arte e videogiochi.
Studio Beni Culturali all'Università di Torino, nel tempo libero mi dedico all'informatica, alla poesia e alla scoperta del mondo e di me stesso. La mia filosofia di vita è che ogni giorno è buono per imparare qualcosa di nuovo.