Il caso Regeni non è ancora chiuso. Anzi, si riapre! Dai servizi egiziani pervengono informazioni che fanno tutt’altro che scagionare il Cairo. A ripuntare di nuovo i riflettori sul caso di Giulio Regeni – il dottorando di ricerca italiano che studiava presso il Girton College di Cambridge – è Omar Afifi, un ex agente dei servizi segreti egiziani.

La nuova accusa è fioccata durante un’intervista di Afifi a Presa diretta – un programma televisivo di approfondimento su Rai3 – nel corso del quale ha pronunciato parole di fuoco contro l’attuale presidente dell’Egitto: “Al Sisi voleva insabbiare ogni cosa”. Di fronte a simili parole si intuisce chiaramente come il Cairo non intendesse in alcun modo cooperare con le autorità italiane. Non solo: sembrerebbe allora che dietro il caso Regeni vi sia una regia che sale i gradini del potere nella capitale egiziana.

Un esposto anonimo era già arrivato tempo addietro presso la Procura di Roma, ma ora le parole di Omar Afifi ri-attualizzano un omicidio su cui l’opinione pubblica non si interrogava più da qualche mese. L’ex agente dei servizi egiziani è stato chiaro: “Quando Al Sisi è venuto a conoscenza della morte di Regeni, ha convocato numerose cariche politiche e militari egiziane, informandole che la morte dello studente doveva figurare come un banale incidente d’auto”.

La presenza di Omar Afifi tra le fila dei servizi segreti in Egitto non è certo un dato marginale. L’ex agente ha lavorato  presso i servizi per vent’anni, e scegliendo poi di rinunciare all’incarico per le numerose torture alle quali ha assistito durante il periodo di lavoro. Stando alle denunce delle Ong impegnate nella salvaguardia dei diritti umani, in Egitto sarebbero piuttosto frequenti atti di simile violenza.

A seguito dell’accusa mossa di recente ad Al Sisi, l’ex agente Afifi ha poi raccontato le ultime ore di vita di Regeni, prima di essere ucciso. “Regeni era sospettato di essere una spia” ha spiegato Omar Afifi, “E per questo alcuni uomini in borghese l’hanno arrestato e condotto al commissariato di Giza”. E poi aggiunge: “Il ministro dell’Interno non poteva non sapere!”.

Il caso dello studente triestino, nato nel 1988 e cresciuto in provincia di Udine, è tutt’altro che chiuso. C’è ancora molto da scoprire. Tanto materiale su cui gettar luce. Ora è venuto a galla un nuovo tassello: ad uccidere Regeni in Egitto è stata una “guerra interna”.

Articolo precedente

Dopo il terremoto: la situazione a Preta, a 5 chilometri da Amatrice

Articolo successivo

Dopo il terremoto: Intervista a un ragazzo di Preta

Stefano Boscolo

Stefano Boscolo

Stefano Boscolo nasce a Torino nel luglio 1986. È laureato a pieni voti in Lettere e con lode in Culture moderne comparate presso l'Università degli Studi di Torino. È autore di diverse pubblicazioni e di una tesi sull'Immagine di Cristo, il culto mariano e il significato della salvezza nella poetica di Karol Wojtyla. È studente nel corso di laurea magistrale in Filologia e Letterature dell'Antichità. È uditore presso la Facoltà teologica dell'Italia settentrionale - Torino.