Nei giorni scorsi è stata resa disponibile al pubblico una prima porzione dei dati raccolti da Pan-STARRS, il sistema esplorativo che ha l’obiettivo di creare la più dettagliata mappa digitale dell’Universo

Una mappa titanica

Avere a disposizione la mappa della città nella quale ci troviamo è per noi qualcosa di scontato ed ovvio. Non esiste ormai parte del pianeta che non sia stata mappata nei minimi dettagli e qualunque persona dotata di smartphone può consultarne una in tempo reale. Il discorso però cambia drasticamente se si alza lo sguardo e si pensa all’Universo. Le nostre mappe “spaziali” infatti sono ben lontane dall’essere complete e sono tuttora piene di buchi. Con lo scopo di riempirli all’Università delle Hawaii è stato sviluppato Pan-STARRS (Panoramic Survey Telescope and Rapid Response System), un sistema esplorativo astronomico per la rilevazione di corpi celesti ad ampio campo. Combinando il mezzo milione di esposizioni di 45 secondi l’una realizzate da questo telescopio nell’arco di quattro anni, i ricercatori sono riusciti a generare quella che, allo stato attuale, è la mappa digitale dell’Universo più grande al mondo con oltre tre miliardi di corpi celesti presenti. Definirla semplicemente “grande” non le rende però giustizia trattandosi di qualcosa di semplicemente mastodontico. Volendola stampare a risoluzione completa infatti occorrerebbero la bellezza di 2 chilometri di carta. Con i suoi 2 petabyte di dati equivale a un miliardo di selfie o a un centinaio di volte l’intero sapere racchiuso nelle pagine di Wikipedia.

Photo credit milky way: Foter.com / CC0

Nella prospettiva offerta da Pan-STARRS la Via Lattea appare come un grande arco giallo nel quale si possono vedere sullo sfondo i vari corpi celesti. Il lavoro, come affermato dal dottor Eugene Magnier, capo del Pan-STARRS Image Processing team, si è rivelato enorme e complicato. “Raccogliere le misurazioni ad alta qualità di Pan-STARRS e mantenerne la bontà per una quantità di dati così grande è stata un’enorme  sfida a livello computazionale”, sottolinea Magnier, ” e i risultati ottenuti sono un tributo allo sforzo degli scienziati e dei tecnici che hanno lavorato per processare e calibrare lo straordinario volume di immagini raccolte”. Sebbene a causa della posizione del punto di osservazione manchi all’appello un quarto di emisfero meridionale, si tratta in ogni caso di un risultato storico. La mappa generata da questi dati rappresenta infatti una sorta di “censimento” estremamente dettagliato delle zone visibili dal nostro pianeta, uno strumento che riduce notevolmente le attuali “zone d’ombra” dell’Universo.

Un programma con grandi ambizioni

Il progetto, frutto della collaborazione di diversi enti quali MIT, laboratori Lincoln, MHPCC (Maui High Performance Computing Center) e SAIC (Science Application Internationals Corporation), prevedeva originariamente quattro sistemi ottici individuali, ciascuno con uno specchio di 1,8 metri di diametro. Osservando contemporaneamente la stessa regione del cielo, la loro azione congiunta avrebbe dovuto assicurare una mappatura nel campo del visibile e dell’infrarosso. Al momento attuale però, nonostante finanziatori del calibro della U.S Air Force, dei 4 telescopi previsti solo due sono operativi nel sito predisposto per la loro installazione sulla sommità del vulcano Haleakalā, a Maui, Hawaii. Ogni specchio ha un campo visivo di 3 gradi ed è dotato di una fotocamera digitale CCD da 1,4 miliardi di pixel. Il campionamento del cielo è di circa 0,3’’ d’arco e avviene 3 volte ogni ciclo lunare. La periodicità delle osservazioni, la capacità di mappare ampie aree di cielo e di trovare oggetti variabili ed in movimento, oltre ad una notevole sensibilità degli strumenti, consentono a questo sistema di effettuare studi astronomici spazianti tra l’astronomia del sistema solare e la cosmologia. Il campo di indagine di Pan-STARRS infatti è ampio e variegato.

Photo credit universe: Foter.com / CC0

Mentre nel Sistema Solare permette di esplorare la fascia di Kuiper e di tenere sotto controllo asteroidi in possibile rotta di collisione con la Terra, nello spazio profondo Pan-STARRS aiuta a ricercare esopianeti e a studiare le supernove. Nel 2010, per esempio, l’utilizzo di questi telescopi permise di scoprire un NEA (near-Earth asteroids) di una sessantina di metri di diametro che nell’Ottobre di quell’anno passò a soli 6 milioni di chilometri dal nostro pianeta. Di interessante in questo programma però non ci sono solo i risultati, ma anche le modalità con cui sono resi disponibili. Si è infatti deciso di rendere open access quanto ottenuto da Pan-STARRS. Una prima mappa “statica” che mostra un valore medio di posizione, colore e brillantezza degli oggetti celesti fotografati è stata rilasciata in questi giorni, mentre nel 2017 verranno rilasciati ulteriori dati con dettagli e immagini per ciascuno degli scatti acquisiti in una data regione del cielo. L’idea è quindi quella di fornire uno strumento quanto mai utile a tutti gli scienziati che studiano lo Spazio, creando in buona sostanza una Guida Galattica che permetta a chiunque di orientarsi nell’infinito.

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Marco Borghetto

Marco Borghetto

Classe 1991, sono laureato in Ingegneria Aerospaziale al Politecnico di Torino nell'indirizzo Aeromeccanica e Sistemi.