La guerra con l’Isis è ormai ai ferri corti da settimane, ma nonostante ciò l’orrore di una guerra feroce non ha fine. Lo Stato islamico ha iniziato a piazzare recentemente degli esplosivi all’interno di giocattoli, che sono poi stati sparsi lungo le strade di Mosul. la città irachena capoluogo del governatorato di Ninawa, sorta sulla sponda occidentale del fiume Tigri. A riferire di questo nuovo capitolo di atrocità è il quotidiano britannico Guardian, a seguito della conferma da parte degli enti di sicurezza ad Erbil.

Intorno alla città di Mosul, riferiscono fonti interne al territorio, “si vive come in un campo minato”. I Peshmerga curdi hanno ammesso che nei dintorni della città sono stati disinnescati numerosi ordigni per una quantità superiore alle 50 tonnellate di tritolo. Il Califfato ha un preciso obiettivo: arrestare l’avanzata delle forze di liberazione che muovono verso la capitale del sedicente Stato islamico. “Dare in mano un giocattolo a un bambino che ha visto per troppo tempo la guerra” spiegano le fonti, “sarebbe una luce che squarcia il buio delle atrocità”. Ma all’interno dei giocattoli si nascondono bombe, e lo Stato islamico non ha pietà di nessuno, nemmeno degli innocenti, neppure dei bambini di Mosul.

“Il Califfato sta giocando le ultime carte” spiega qualcuno, all’indomani delle numerose perdite inflitte allo Stato islamico. E quella di Mosul sembra un’ennesima battaglia nell’alveo di una guerra feroce e fratricida. Il colonnello Nawzad Kamil Hassan, un ingegnere che combatte tra le fila dell’esercito curdo, raccoglie lungo la strada oggetti inerti che possono servire nell’addestramento degli artificieri, preposti al disinnesco delle bombe. “Dobbiamo incominciare a fare i conti con nuove strategie” ha riferito Hassan, “Lo Stato islamico non lascerà mai nulla al caso”.

La strategia dei giocattoli esplosivi, attuata di recente a Mosul, si sostituisce alle manovre di combattimento dei jihadisti contro le forze di liberazione. In altri termini, là dove non giungono i militanti del Califfato, arrivano le bombe camuffate nei giocattoli e nei peluche. Fin dove si spingerà questa guerra? Avrà mai veramente un confine? A Mosul parrebbe di no. A Mosul è stata rimossa ogni pietà.

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Stefano Boscolo

Stefano Boscolo

Stefano Boscolo nasce a Torino nel luglio 1986. È laureato a pieni voti in Lettere e con lode in Culture moderne comparate presso l'Università degli Studi di Torino. È autore di diverse pubblicazioni e di una tesi sull'Immagine di Cristo, il culto mariano e il significato della salvezza nella poetica di Karol Wojtyla. È studente nel corso di laurea magistrale in Filologia e Letterature dell'Antichità. È uditore presso la Facoltà teologica dell'Italia settentrionale - Torino.