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Creaturine da Nutrire e Robot che Parlano nel Buio: l'Italia Anni '90 in Balia di Tamagotchi e Furby

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Creaturine da Nutrire e Robot che Parlano nel Buio: l'Italia Anni '90 in Balia di Tamagotchi e Furby

Photo: Tamagotchi Furby 90s toys children nostalgia colorful, via cdn.shopify.com

Era il 1997 quando nelle cartolerie e nelle profumerie italiane — sì, le profumerie, perché i canali di distribuzione dei giocattoli erano un mondo a parte — cominciarono ad apparire quei piccoli oggetti ovali con uno schermino pixelato e tre bottoni. Il Tamagotchi. Nessuno sapeva bene cosa fosse, ma tutti lo volevano. E nel giro di pochi mesi, l'Italia scolastica era in piena emergenza da animale digitale.

L'Ansia da Creaturina: un Fenomeno Tutto Italiano

Il concetto era brutalmente semplice: uno schermo minuscolo mostrava un essere virtuale che aveva bisogno di essere nutrito, curato, intrattenuto. Se lo trascuravi, moriva. Fine. Nessuna seconda possibilità, nessun salvataggio automatico. Solo una piccola lapide pixelata e il peso di una colpa immaginaria che si abbatteva sulle spalle di bambini di otto anni.

In Italia, il fenomeno assunse proporzioni epiche. Le maestre di elementari e medie di tutta la penisola si trovarono a fronteggiare un'emergenza inedita: alunni che controllavano di nascosto il Tamagotchi durante le lezioni, che lo passavano ai compagni di banco come se fosse un messaggio segreto, che alzavano la mano per andare in bagno con una frequenza sospetta — non per motivi fisiologici, ma per nutrire la creaturina in pace.

"La mia maestra di terza elementare aveva una scatola di cartone sul suo banco," racconta Federica, 37 anni, di Torino. "Ogni mattina, all'ingresso, dovevamo depositare i Tamagotchi lì dentro. Come le armi all'ingresso di un saloon. Alla fine dell'anno, la scatola era piena."

Non tutte le scuole erano così rigide. In molti istituti si sviluppò un sistema informale di sorveglianza collettiva: il compagno di banco teneva d'occhio il tuo Tamagotchi mentre eri alla lavagna. Era un patto di mutua assistenza, quasi commovente nella sua serietà.

La Morte come Evento Traumatico

Perché il Tamagotchi morisse ci voleva davvero poco: una notte di sonno profondo, una mattinata di scuola intensa, un pomeriggio di calcetto dimenticandoselo in tasca. E ogni volta era un piccolo lutto. I bambini italiani degli anni '90 hanno imparato il concetto di perdita digitale prima ancora di capire come funzionasse un computer.

C'era chi piangeva. Davvero. C'era chi cercava disperatamente il tasto di reset — quella piccola rientranza sul retro che richiedeva uno stuzzicadenti o la punta di una penna — come se potesse resuscitare il defunto. E c'era chi, invece, sviluppava una filosofia quasi zen: la creaturina era morta, se ne sarebbe creata un'altra, la vita continuava.

Questa ultima categoria era guardata con sospetto dagli altri. Come facevi a essere così distaccato? Non ti importava niente?

Furby: il Giocattolo che Voleva Essere Vivo (e un Po' ci Riusciva)

Se il Tamagotchi era una fonte di ansia dolce, il Furby era qualcosa di diverso. Più oscuro. Più ambiguo. Arrivato in Italia tra il 1998 e il 1999, questo robottino peloso con gli occhi meccanici e le orecchie mobili aveva una caratteristica che lo distingueva da qualsiasi altro giocattolo dell'epoca: sembrava davvero imparare.

All'inizio parlava solo "Furbish", una lingua incomprensibile fatta di suoni inventati. Poi, gradualmente, cominciava a inserire parole italiane (o inglesi, a seconda della versione). Si svegliava se sentiva un rumore. Reagiva alla luce. Ricordava — o almeno sembrava ricordare — le interazioni precedenti. Per un bambino di fine anni '90, era fantascienza applicata al comodino.

E proprio il comodino era il problema.

Notti Insonni con il Furby: le Paure che Non Confessiamo agli Adulti

Quante famiglie italiane hanno vissuto la stessa scena? Il bambino che a mezzanotte bussa alla porta dei genitori, terrorizzato. Motivazione: "Il Furby ha parlato da solo nel buio." E non era una bugia. I Furby della prima generazione avevano sensori piuttosto sensibili e potevano attivarsi per un colpo di tosse, per il rumore di un'auto fuori dalla finestra, per qualsiasi vibrazione ambientale.

Il risultato era che questi giocattoli, nell'oscurità di una cameretta silenziosa, sembravano animarsi spontaneamente. Occhi che si aprivano lentamente. Parole strascicate che uscivano dall'altoparlante. Era il materiale dei film horror, non dei giochi per bambini.

Nacque così una leggenda metropolitana che ancora oggi circola: quella secondo cui la CIA avrebbe vietato i Furby nelle sue strutture perché potevano registrare e ripetere conversazioni riservate. La storia era falsa — il Furby non aveva memoria di registrazione — ma si diffuse con una velocità impressionante nelle classi italiane, amplificata da quell'oracolo supremo che era il "mio cugino più grande che sa tutto".

"Avevo messo il mio Furby in un cassetto chiuso a chiave," ammette ridendo Lorenzo, 36 anni, di Roma. "Dormivo meglio. Poi ho scoperto che parlava lo stesso, attutito dal legno. Ho dormito sul divano per una settimana."

Il Primo Contatto con la Tecnologia Emotiva

Ripensandoci con gli occhi di oggi, sia il Tamagotchi che il Furby rappresentavano qualcosa di più profondo di un semplice passatempo. Erano i nostri primi esperimenti con la tecnologia progettata per simulare emozioni, per creare un legame affettivo con un oggetto inanimato. Prima degli assistenti vocali, prima dei chatbot, prima di tutto questo, c'erano loro: una creaturina pixelata che moriva di fame e un robottino peloso che parlava nel buio.

Ci hanno insegnato — senza che ce ne accorgessimo — che la tecnologia poteva avere una personalità, che poteva richiedere cure, che poteva sorprenderci e spaventarci. Erano imperfetti, spesso frustranti, a volte genuinamente inquietanti. Ma erano nostri.

E se oggi vi dicessimo che esiste ancora qualcuno — adulto, con un lavoro, magari con dei figli — che conserva il suo Furby originale in un cassetto? Non acceso, per carità. Ma conservato. Solo per tenerlo lì.

Non vi stupirebbe per niente, vero?

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